Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto V

30 strofe · 168 versi nella traduzione · originale: 28 strofe, 168 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Quel deserto si commuove

Quando tornan quei briganti,

'che si cacciano davanti

buoi e cavalli a mille e mille;

Sale il pianto alle pupille

E si pensa ad altri pianti.

Che tremendo parapiglia,

Che bailamme di gentaccia!

Quando della trista caccia

Insiem mettono le torme,

E' una quantità sí enorme

Che lo sguardo non l'abbraccia,

Tornan cariche, le cine,

Degli oggetti i più variati.

Ah, vederli si sciupati,

Quale pena! Entro panieri

Traggono negozi interi

Dei paesi saccheggiati.

L'Indio cerca sol rubare,

Vuol che il rischio non sia vano;

Va al paese del cristiano

Come furia dell'inferno;

Se non porta via il governo

E' perché non gli sta a mano.

Tornan pazzi d'allegria

Quando il colpo é colossale;

Non si sceglie: bene e male.

Incomincian ben benino,

Come disse un santiaghino,

“La spartita”: ognuno eguale,

Si dividono il bottino

Senza frode né malizia;

P'Indio non ha cupidigia,

E nessun fallo commette;

Solo in ciò si sottomette

A una norma di giustizia,

Ed ognun con la sua parte

Alla tenda va alla lesta;

Al macello poi s'appresta

Senza scopo né motivo,

E non un animal vivo

Di quei mille e mille resta.

Sodisfatto poi il selvaggio

Di aver tutto terminato,

Se la passa lí sdraiato

Nel piacere dell'oziare;

Ma la donna sta a scuoiare

Così da perdere il fiato,

Essi si internan talvolta,

Qualche cosa per rapire;

Ma son pochi che hanno ardire

Di tentar tali escursioni,

Perché altri Indii ladroni

Soglion farli ripentire.

Mostra ció quanto i selvaggi

Siano ancora primitivi.

Benché d'ogni cosa privi,

Tl lor pro né meno intendono:

Per un animal che vendono

Ne van mille fuggitivi.

Queste e cose anco peggiori

Le vid'io per oltre un anno;

Oggi mai, se non m'inganno,

E' finito il brigantaggio

E quel popolo selvaggio

Non potrà più fare danno.

Le tribú sono disfatte,

T cacichi, anco i più alteri,

O son morti o prigionieri.

Di quei barbari, che avanza?

Privi d'armi e di speranza,

Sono pochi e poco fieri.

Son selvaggi per completo,

Anco nelle cose buone.

Essi fanno una funzione

Che nessun sa imaginare;

E la donna, che ore amare

Passa in quella occasione!

Quanto pit l'uomo é selvaggio

Suol la donna maltrattare.

Senza donna, a mio pensare,

Nulla il godimento giova.

Oh, felice, chi la trova

E riesce a farsi amare!

Ognun che la vita intenda

Cerca di farla piacente;

Per la donna affetto sente

L'uomo d'animo gagliardo;

E' soltanto l'uom codardo

Con la donna prepotente.

Per servire a un uomo in pena

Pronta ognor la donna sta;

Se per la sua strada va,

Niun pericol la sgomenta;

Non c'é donna che non senta

Il piacer della bontà.

Non si troverà una donna

Sorda alle cose leggiadre.

Lode sia all'Eterno Padre,

Non perché la fece bella,

Ma perché nel petto d'ella

Mise il cuore d'una madre.

metile ici

E' pietosa e diligente,

Soffre ed offre cuore e braccio;

Poca lode io qui le faccio

Pur stimandola a bastan

L'Indio nella sua ignoranza

La considera uno straccio.

Gettan l'anima sudando

Sotto il più duro rigore;

JI marito é il lor signore,

Da tiranno le comanda:

Non ha l'anima più blanda,

L'Indio, manco nell'amore.

Non ha affetto per nessuno

E non sa ció che sia amare;

Nulla si puole sperare

Da quei petti bronzei, mai:

Li conobbi al mio arrivare

E d'allor li valutai.

Finché ha di ché mangiare

Resta li quieto e beato;

Io nel caso l'ho osservato,

E' nel suo costume torvo:

Dico che gli é come il corvo

Che non é più ritornato.

E° per PIndio affar di nulla

Lo sputar contro la Croce:

E Dio maledí il feroce.

Per me.il nodo é bell'e sfatto:

Nel maiale, l'Indio e il gatto

Tace del sangue.la voce.

Ma con queste storielle

Sciupo la vostra attenzione.

Chiedo scusa alle persone

Se menai per l'aia i cani:

Per parlare degli Indiani

Mi scordai della funzione.

Fanno un circolo di lance:

GP'Indii, fuori; si prepara

Per la donna l'ora amara;

Sta qual volpe tra mastini:

Come a danza i paterini

Giran tutt'intorno all'ara.

T cacicchi stan da lato

Con i capi; i trombettieri

Danno al vento squilli fieri

Di battaglia e di furore:

Dentro sta la cina e muore,

Fuori, in orgia, i giustizieri.

a los salvajes:

Molte volte giunge il lagno

Delle misere immolate,

Ma son voci inascoltate;

Gli Indiii intorno cerchio fanno,

Stesi in terra, ed ebbri stanno

E urlan come alme dannate.

Il lor canto é un solo motto

E non cambian mai di tono;,

Sempre quell'ingrato suono,

Sempre quel “Toká ¡oká”

Nel mio sguardo, fin ch'io sono,

L'infernal quadro starà.

Dentro di quel cerchio, a trotto,

Madida, affamata, irata,

In brandelli, scarmigliata,

La meschina morte trova;

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto V. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.