Il gaucho Martín Fierro · 1872 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Prima parte · 1872 · traduzione italiana

Canto I

20 strofe · 114 versi nella traduzione · originale: 19 strofe, 114 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Incomincio qui a cantare

Pizzicando la mandola;

L'uom, s'é oppresso da una sola

Pena, ma straordinaria,

Come angel solo nell'aria

Con il canto si consola.

Chiedo che i santi del cielo

Il pensier spingan s'é lento;

Ciò lor chiedo nel momento

D'iniziar questa mia storia:

Mi rischiarin la memoria

Cosî come il sentimento.

O miracolosi Santi,

Qui venite ad aiutarmi;

La mia lingua stenta, o. parmi,

E si turba la mia vista;

A Dio chiedo che m'assista:

Vo' dall'ardua prova trarmi.

Visto ho gia molti cantori

Che hanno fama meritata,

Ma poi che l'hanno acquistata

Non la sanno conservare:

Si sfiniscon nel tentare

E non prendon la volata.

Ma dov'altro creolo passa,

Nulla lo fa indietreggiare

Né dei fantasmi ha timore;

Poiché ognuno é qui cantore

Ancor io woglio cantare,

Io cantando vo' morire,

M°han cantando da interrare,

E cantando ho da arrivare

Al pie' dell'Eterno Padre.

Io dal ventre di mia madre

Venni al mondo per cantare.

Non incespichi la lingua,

La parola non mi manchi;

La mia gloria il canto affranchi.

Or che mi metto a cantare,

Mi dovran così trovare

Se la terra si spalanchi.

Su di un greppo siedo e canto

Dal principio un argomento.

Confe se spirasse il vento

Ondeggiar fo il fien leggero:

Picche, fior, quadri... Il pensiero

Può spaziare a suo talento.

Io non son cantor di scuola;

Ma se incomincio a cantare

Chissa dove vo a parare:

Diverró vecchio cantando.

Van le strofe zampillando

“Qual da fonte le acque chiare.

Quando ho la chitarra in mano

Niun s'appressi; per la rima

Niun mi mette il piede in cima;

E se il petto mio s'intona,

Faccio gemere la prima,

Faccio piange? la bordona.

Sono un toro nel mio chiuso

E anche più nel chiuso altrui;

Sempre buono al canto fui.

Se mi vogliono provare,

Venga un altro qui a cañtare

Poi vedrem se vince lui,

Non mi tiro certo indietro

S'anco sia l'ora de' guai;

Con chi é buon son buono assai,

Sono acciar col prepotente

E in nessun aspro frangente

Pencolar mi vider mai.

Nel pericolo, per Cristo!

mio cuore si disserra;

Si può far dovunque. guerra;

Niun di questo si sorprenda:

Chi uomo forte essere intenda

Stampa l'orma in ogni terra.,

Sono Gaucio, lo s'intenda

Si convio la conto schietta;

E' per me la terra stretta

E potrebbe esser maggiore:

Né il serpente mi saetta,

Né del sol sento il bruciore. è;

eee ttt

Nacqui come nasce il pesce

Nel profondo, giù, del mare;

Nessun mi potrà strappare

Tuttoció che Dio mi dié;

Quello ch'io portai con me

Ilevar.: Me lo voglio riportare.

Viver libero m'é gloria

Come augello in cielo, solo;

Non fo nido in questo suolo

Ove tanto s'ha a soffrire:

Nessun mi dovrà 'seguire

Quando ancora*apriró il volo,

Io non voglio nell'amore

Querelarmi con le belle;

bellas 3, Come quelle tortorelle

Che di tetto vanno in tetto,

Nel trifoglio faccio il letto;

E mi coprono le stelle.

Sappia bene quei che ascolta

Tutto ciò ch'io riferisco,

Ch'io se uccido o se ferisco

Solo é per necessità:

Mi portò l'avversità à

Verso i mali che patisco.

Questa mia é la narrazione

Che fa un Gaucio perseguito,

Que fué buen padre y marido Che fu buon padre e marito —

Affettuoso e diligente;

È . E malgrado ciò la gente

Lo considera un bandito.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, El gaucho Martín Fierro (1872), canto I. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.