Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto VI

26 strofe · 154 versi nella traduzione · originale: 26 strofe, 156 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Ballan fuori, tuoni o piova,

Cantan cose ricantate.

Segue il tempo il giro suo.

Che sperar noi, solitari,

Da quegli Indii sanguinari?

Quegli che il di dell'arrivo

Ci salvò, ci tenne cari:

Era il più caritativo.

Ei mostrò nobile cuore;

Anelava esser cristiano;

Do' il giudizio, anche se vano,

Per i meriti e pei falli:

Ci donò alcuni cavalli,

E con noi fu sempre umano.

Alla volontà di Dio

Né in pensiero io mai resisto.

Ci salvó, vero... ma, Cristo!

Quante volte ho desiato

Che non ci avesse salvato,

E di non averlo visto!

Chi riceve benefici

Non li deve mai scordare.

All'uom che ha da ruzzolare

T'rà pietre aspre e angolose,

Alle volte passan cose

Che son dure da pelare.

Nel più triste del passaggio;

Quand'é amaro il beveraggio,

Certe il cor non sta leggero:

Capitó il vaiuolo nero

E fe' strage del selvaggio.

Vista tal mortalità,

Quei selvaggi, disperati,

Dicean co' loro latrati

“Cristian fare stregheria”;

Li nella selvaggeria

Sono tutti butterati.

I rimedi son segreti,

Li posseggon le indovine;

Li confidano alle Cine

Quando sono molto anziane;

E son mille droghe strane,

Sono strazi senza fine.

Sopportar deve il malato

Quelle cure da demoni;

Grandi colpi, gran spintoni

Sono i rimedi più belli,

Tra i rimedi molto buoni

C'é lo strappo dei capelli.

Fanno lor mille eresie:

Che il vederle desta orrore;

Urla l'Indio dal dolore

Mentre la febbre lo squassa:

L'ungon di materia grassa

E lo mettono al calore.

Sotto il sole, pancia all'aria,

'l'utt'intorno gli fan fuoco;

Una strega dopo poco

Viene e gli urla nell'orecchio...

E c'é qualche diavol vecchio

Che guarisce con tal gioco.

A qualcun brucian la bocca

Mentre lui bestemmia o prega;

Un l'afferra, uno lo sfrega

Forte tra le labbra e i denti

Con le uova ben roventi

Di una qualche chioccia strega.

Il pericolo conosce

L'Indio e perde ogni sua fede;

Se riesce a muover piede

Scappa via peggio del vento

Del delirio nel tormento;

Ma Pacchiappa chi lo vede.

Quelle febbri son tremende.

Sulla causa non discuto,

Ché non son tanto saputo;

Ma sarà, a non bubitarne,

Perché mangia troppa carne

Di maiale l'Indio bruto.

C'era prigioniero un bimbo,

Ricordava sempre il mare;

E lo fecero annegare

A motivo della peste:

La pupilla avea celeste

Come ciel se il giorno appare.

Volle gli desser tal morte

Una strega senza denti.

Vani furono i lamenti,

Vano il pianto, poverello!

Avea i suoi begli occhi spenti,

Mesti come occhi d'agnello.

Noi cercammo di appartarci

Da una strage sí feroce,

Ma già i sintomi avea Croce

Della peste che infuriava;

E l'idea ci tormentava

Di riudir cristiana voce.

Ma contro ogni buon progetto

Il destin si oppone, e solo

Tutto può. Risento il duolo.

L'Indio che ci avea salvato,

Anche lui cadde attaccato

Dalla febbre e dal vaiolo.

Dubitar non si poteva,

Quel dolor solo a vedere,

Di qual fin potesse avere.

Croce, ch'era tanto umano,

“Andiam” — disse “paesano,

Dobbiam compiere un dovere”.

Fummo al fianco del malato,

Se gli potevam giovare;

Ce lo vennero a pigliare

Per... curarlo; ci opponemmo

E l'amico difendemmo:

Non lo lasciammo straziare.

Sviluppandosi il flagello,

La mortalità cresceva.

L'Indio a fianco ci voleva;

Lo curammo con pazienza;

Ma finî la sua esistenza

Presto: lo si prevedeva.

Si rinnova il mio tormento

Quelle pene a ricordare;

Mi vería da lacrimare;

Mai dolor maggiore é, stato:

Cadde Croce anche malato

E non si poté più alzare.

Ognun può ben figurarsi

lutto quanto ebbi a soffrire;

Non facevo che piatire;

E accrescea la mia.afflizione

Non sapere un'orazione

Per confortarlo a morite.

Fu attaccato dal vaiuolo,

Diventò un dolore solo.

Mi raccomandò un figliolo

Che al paese avea lasciato:

“E' rimasto abbandonato”

— Mi dicea — quel mio bocciolo.

“Cercalo se torni mai”

— Ripetea con voce spenta

“ Forse più non si rammenta

“ Di me e ha già perso la madre;

“ Sappia il fine di suo padre;

“Per me preghi, e Dio lo senta”.

lo me lo stringevo al petto

Dominato dal dolore;

Era suo dolor maggiore

morir tra gli infedeli.

Tra i tormenti più crudeli

Diede l'anima al Signore.

A Gesú lo raccomandai

Li, contrito, inginocchiato.

Mi mancò la luce, il fiato,

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto VI. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.