Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXXII

31 strofe · 182 versi nella traduzione · originale: 31 strofe, 186 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

“Quando un padre da consigli

Pitt che un padre egli é un amico;

E in tal qualità vi dico

D'ayer molta precauzione:

Niun sa dietro qual cantone

Si nasconde il suo nemico.

Io non ebbi mai altra scuola

Che il mio viver disgraziato,

E mi par giustificato

Se talvolta sbaglio il gioco:

Può sapere molto poco

Quegli che nulla ha imparato.

Cé qualcuno cui la scienza

Gli trabocca dal testone;

C'é il sapiente e il sapientone;

lo direi, senz'esser colto:

Meglio che imparare molto

E” imparare cose buone.

Non fa pro nessun lavoro

Se non ci ha da ammaestrare;

Tutto l'uom deve abbracciare

D'uno sguardo in un momento:

L'uom può esser contento

Se ha imparato a non tediare.

Non ponete la speranza

Tri un cuore alieno, mai;

Nel maggiore de' suoi guai

L'uomo in Dio la speme pone:

Quanto agli uomini, uno é assai,

Due... con molta precauzione.

Non han limiti i difetti

Come i campi che han padroni;

Han difetti anche i più buoni;

Vi darò un consiglio breve:

Chi ha difetti propi, deve

Agli altrui molti perdoni.

A chi é amico non dovete

Fuor dell'uscio mai lasciarlo,

Né dovete importunarlo

Con pretese; questo dico:

Sempre il piú fedele amico

E' una vita senza tarlo.

Né timor, né cupidigia

Vi dovrà signoreggiare

Né v'avrete a sgomentare

Se vedrete il ben finire:

Nulla al ricco s'ha da offrire,

Nulla al povero negare.

Vive ben tra gl'indiani

Chi rispetto ha per la gente;

I'uom deve esseré prudente

Se trovare vuol riposo:

Con il debol riguardoso,

Moderato col valente.

E' il lavor legge comune,

Poiché l'uom deve acquistare;

Non vi esponete a restare

Tra il bisogno e lo squallore:

Pianto e sangue sparge il cuore

Di chi deve domandare.

L'uomo deve lavorare

Per strappare il suo boccone;

Ta miseria va a tentone

E spargendo va i suoi lutti;

Batte alla “porta di tutti,

Entra in quella del poltrone.

Non dovete minacciare,

Ché nessuno si spaventa;

L'esperienza non é lenta

E saccorge l'imprudente

Che si ha un rischio ognor presente

Ed un altro lo rasenta.

A sfuggire una minaccia

O un abisso ad evitare,

Questo vi posso affermare:

Pit di ciò che taglia o brucia,

Serve all'uomo la fiducia

Che in se stesso sa trovare.

Nasce l'uom con la scaltrezza

Che lo guiderà in sua via:

Senza ció soccomberia;

Ma, se val la mia esperienza,

Per qualcun si fa prudenza,

Per qualche altro furberia.

Approfitta le occasioni

L'uomo che sia diligente;

E, tenerlo presente,

Se il giudizio mio non erro,

I'occasione é come il ferro:

S'ha da battere rovente.

Molte cose perde l'uomo

Che poi torna a ritrovare;

Ma vi debbo ricordare

E ricordarlo bisogna,

Che se perde la vergogna

Non la potrà più acquistare.

Che i fratelli siano uniti

Questa é la regola vera;

E l'unione sia sincera

E di sempre; se rancori

Li divide, quei di fuori'

Li disciolgon come cera.

Chi det vecchi si fa beffe

Non dimostra valentia.

Con la gente fuoravia

Un dev'esser oculato,

Poiché triste é giudicato

Chi coi tristi é in compagnia.

Quando la cicogna é vecchia

Perde il lume; con affetto

le sue figlie sopra il tetto

San che guidarla bisogna;

A' voi insegni la cicogna

Questo esempio di rispetto.

Se qualcuno vi fa offesa,

Anche se voi l'obliate,

Sempre prevenuti siate;

Perocché questo accadrà:

Molto male vi farà

L'offensor che perdonate.

Quegli che deve ubbidire

Ha una sorte miseranda;

Se é superbò non fa blanda

La disdetta che patisce:

Ubbidisca chi ubbidisce,

Sarà buono chi comanda.

Di non perder procurate

Né il tempo né il pudore,

Come ogni uom d'onore

Procedete con giudizio:

Ricordate ben che un vizio

Ogni giorno vien maggiore,

Se l'uccello ha curvo il rostro

Per il furto ha inclinazione;

T/uom che ha la sua ragione,

Di rubar nemmeno sogna:

Povertà non é vergogna,

E' vergogna esser ladrone.

T/uomo non uccida l'uomo

Né rissi per fantasia;

A ciascun la vita mia

E' uno specchio in cui specchiarsi:

Per un uomo, moderarsi

E' il miglior senno che sia.

L'uomo che ha versato il sangue

non l'oblia sino alla morte;

Tanto l'impressione é forte,

Che sul cuor del disgraziato

Par che un liquido infiammato

Cada a gocce. Oh triste sorte!

Sempre e in ogni occasione

Il ber troppo é il gran nemico;

Ricordatelo, é dovere;

Chi, ebbro, offende, deve avere

Il castigo doppio, io dico.

Quando scoppia una rivolta

Siate sempre tra i primieri.

Nor mostratevi mai alteri

Pur se la ragione trabocchi;

Sulla barba dei pitocchi

Imparate a esser barbieri.

Se donate il vostro cuore

A una donna ben amata,

Non rendetela umiliata

Con un tratto che la offende:

Sempre mal per male rende

Una donna maltrattata.

Non prendete l'istrumento

Sol pel gusto di parlare;

Abituatevi a cantare

Cose che abbian fondamento.

Io vi do questi consigli

Maturati in grandi pene,

Ve li do per vostro bene;

Ma non giunge la mia scienza

Sino a darvi la prudenza

Che a seguirli aver conviene.

Queste cose ed altre molte

Stando solo meditai;

Della vita son lo specchio:

E' dalla bocca del vecchio

Che le verità saprai”.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXXII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.