Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXXIII

20 strofe · 115 versi nella traduzione · originale: 19 strofe, 114 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Dopo, i quattro ai Eto venti o bn

Si diressero sull'atto;

Tra di lor fecero un patto

cumplir — Che ognun dovea compire;

Ma non ve lo posso dire,

Di tacer promessa ho fatto.

Or renano Soligo di

(Né ciò dee meravigliare,

Poiché molte volte fare

Deve d'uomo in tal maniera) fi

Che deciser quella sera

I lor nomi di cambiare. 3 Ni

È Senza aver male intenzioni fi

duda, — E Lo deciser; ció si sa;

Ma purtroppo, in veritá,

— Suole sempre capitare

Che chi cambia nome ha

Qualche cosa da occultare.

E ora lascio lo strumento

ustedes— che m'accompagnó a cantare; v il

Voi potete dichiarare il

Che costante fuí ed onesto:

E' un gomitolo, cotesto,

Che nessun può dipanare.

Ho compiuto il mio dovere,

Ho finito la canzone;

Ma se il caso me lo impone,

criollos: Questo voglio dichiarare;

Ho ancor tela da tagliare

Se si presta l'occasione.

E con questo mi accomiato

Senza dirvi sino a quando;

Sempre taglia il lato blando ti

Quei che vuol tagliar sicuro;

To, che taglio il lato duro, = ni

Devo pur seguir tagliando. a;

su nido,: L'aquila ha il suo nido; il tigre

Vive ben nella foresta;

Ha un covil'la volpe lesta.

Nella sua sorte incostante .

Solo il gaucio vive errante

E la sorte lo calpesta.

E' il tapino in sua miseria

Della sorte il derelitto

a pecho: Perché niuno ha petto invitto

raza— - La sua causa a sostenere.

Ma dovrebbe ei pure avere;

Casa, scuola, chiesa, dritto,;

Ma dovra finire un giorno

Questa triste baraonda.

L'opra certo non seconda

— Anzi, più ardua la fa

Chi sui corpi morti sta

Come il corvo, e il becco affonda.

E dovrà conceder Dio:

Che abbia questo a migliorare;

Ognun deve ricordare,

Perché l'opra abbia virtú,

Che la fiamma per scaldare

Deve andar di sotto in su.

Chi sta in alto é in suo diritto

Se dal latte estrae la crema,

E de” suoi favori tema

Ognun sempre e in ogni cosa:

Sempre avrà l'ombra dannosa

L'alber che il.suo succo sprema.

Al tapin per un nonnulla

Danno fiera punizione;

Ma io comprendo la ragione

E la dico qui bel bello:

Poiché il gaucio si fa agnello

Ne fa il lupo un sol boccone.

In ciò che-disse il mio canto

Ognun deve tener fé:

Voi dovete creder che

Cupidigia nor mi affanna:

Non crollerá la capanna

Dove questo libro c'é.

Permettete ch'io riposi

Dopo che ho cantato tanto;

Qui son giunto e qui mi pianto,

Ché a seguire non resisto:

Trentatre fa questo canto,

Quanti son gli anni di Cristo.

Ricordate le parole

Che vi dico al terminare:

L'opra voglio continuare

Sin che non l'avré finita,

Se l'ingegno o se la vita

on mi verranno a scemare,

Se mi mancherà la vita,

Ritenetelo per certo

Che persino nel deserto

Dará al gaucio gran dolore

E tristezza grave al cuore

Della morte mia il referto,

Poiché come le mie pene

Tutti i gauci eguali ne hanno,

Essi lieti serberanno

In lor cuore la mia storia

Ed ognor nella memoria

I fratelli miei l'avranno,

La memoria é un grande dono,

Virti molto meritoria;

Se qualcun da questa storia

Si sospetti castigato,

Scordi: chi scorda il peccato

Mostra pur di aver memoria.

Ma nessun si creda offeso:

«Gran fispetto ho per gli astanti.

Se ho cantato questi canti

Gli é che mé parso opportuno:

Non é per mal di nessuno

Ma pel bel di tutti quanti.

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La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXXIII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.