Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto III

24 strofe · 140 versi nella traduzione · originale: 24 strofe, 144 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Ci trovammo di tal modo

A giocar quella partita;

«Male é darla per finita,

Benché dura sia la sorte:

Piti che credere alla morte

Sopportar si dee la vita,

S'indurisce, certo, il cuore,

Né piú teme rischio alcuno.

Noi trovammo li opportuno

Luno e l'altro di giurare

Solo Dio di rispettare,

Ma all'infuor di Dio, nessuno.

E' il male alber che cresce

È tagliato rià il germoglio;

T'uom, sia esperto o nell'imbroglio,

Ha infinite pene e lutti;

E° la terra madre a tutti,

Ma da pur cicuta e loglio.

Nondimeno, ogni uom prudente

Soffre in calma de' suoi mali;

lo li trovo sempre eguali

A qualunque via m'appigli:

La sciagura-ha molti figli,

Ma da chi trasse i natali?

A chi tocca tal fardello,

Dove va trova rovina;

Ciò che la sorte destina

L'uomo non lo può evitare:

Suole il cardo punzecchiare

Perché nasce con la spina.

E' del povero il destino

Un'eterna confusione;

Passa si come l'airone,

Poiché il male mai si sazia;

E il vento della disgrazia

Spezza ciò che gli si oppone.

Ma chi manda i dispiaceri

Il conforto manda ancora.

Il chiarore dell'aurora

Ride al più cupo covile;

Ed il pelo più sottile

Segna un'ombra in terra ognora.

Ma per quanto un uomo soffra

E il dolor l'abbia a straziare,

Mai. la fronte dee curvare,

Mai, sia pure il duolo troppo!

Sempre altero resta il pioppio,

Pur non fa che sospirare.

T'Indio passa la sua vita

Tra il delitto e l'indolenza,

Alla legge di violenza

Solamente egli ubbidisce;

A ciò che non sa supplisce

Con l'estrema diffidenza.

Si potrebbe incastonarlo,

Un Indian caritativo;

Egli il povero captivo

Tratta in modo spaventoso;

E' astuto e sospettoso,

Bravo e insiem vendicativo.

Vano é chieder lor favore,

E aspettarsi tolleranza.

Mossi da grande ignoranza

di all'estremo malfidati,

Ci ridusser separati

Non potevo aver con Croce

Ci era tolta ogni occasione

Di poter restare uniti;

E due anni ben compiuti

O a RR AC ci

Vi ripeto a questo punto

Che di vivere appaiati

Ci concesser, che passati

Eran già due anni appunto.

Ci appartammo insieme a Croce

D'un roveto al margin corto.

Per aver qualche conforto

Nella pampa immensa, orrenda,

S'impiantó come una tenda

Con due cuoi di caval morto.

E in quel luogo nascondemmo

La ben triste condizione,

Alleviando con l'unione

QuelPesilio arido e fiero;

Triste come un cimitero

Quando suona l'orazione.

Esser dee l'uom valoroso

Se pel mondo vuol girare;

Sia durante il lungo andare

E sia quando si riposa;

Quando c'é, la peggior cosa

E' il lasciarsi scoraggiare.

S'é mansueto il vitellino

A ogni mucca esso s'appende,

E chi é gaucio ciò l'intende;

E ha da intender se gli dico

Che andavamo col mio amico

Come pan che non si vende

Rifugiati nella tenda

Ciarlavam. continuamente,

Veterani, indegnamente

Dagli insetti tormentati,

Come cicale ne' prati

Quando é pit l'estate ardente.

L'alimento non abbonda.

Per quanto si voglia fare,

Ci si deve contentare

E accettar ció che s'incontra;

Sempre come fa la lontra

Lungo il rio: frugar, cercare.

In un simile esercizio

Un s'addestra nella caccia:

E qui acchiappa una beccaccia,

Qui un uccel di penna fina;

Ogni cosa che cammina

Va a finir nella bisaccia.

Uno caccia ai quattro venti;

E non sfugge l'animale

Né co' piedi, né con Pale;

Quando l'alba s'avvicina

Gia si batte la collina:

Nido, grotta, salnitrale.

T/uomo che vive di caccia

D'ogni animale si giova;

Piume o pelle, quel che trova:

Perché quando fame sente,

Affondar suol l'uomo il dente

in ogni esser che si muova.

Su, nelle sacrate altezze

Sta il Maestro principale;

figli insegna a ogni animale

A cercar sostentamento,

E procura l'alimento

A ogni esser razionale.

E sia pesci, 'o insetti, o uccelli

Mille modi han per campare;

ma é curioso l'osservare

T/uom nelle sue facoltà:

Egli solo pianger sa,

e suol tutti divorare.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto III. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.