Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto II

29 strofe · 167 versi nella traduzione · originale: 28 strofe, 168 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Triste suona la chitarra

Perché il tema é di dolore;

Non sperate dal cantore

Suoni che non sian lamenti

Dal cantor che tra i tormenti

Nasce, cresce, vive e muore.

Triste, il proprio suol lasciare

Per un altro suol distante,

Con il cuore riboceante

Di tormenti e di dolori;

Ma ci spingono i rigori

Come arena al vento andante.

Ramingar per il deserto

Come briganti braccati,

E lasciar qui obliati,

Come lasciammo noialtri,

Nostra moglie in braccio d'altri

E i figlioli abbandonati!

Quante volte, attraversando

Quel 'gran piano sconfinato,

Nel vedersi sventurato,

Lunge a ogni cara persona,

Sopra l'erba un si abbandona

Al suo pianto sconsolato!

Sulle rive di un ruscello

lutto solo a volte io stava,

Mille cose meditava;

Mi appariva la mia Cina

E parea che mi chiamava.

Mentre un filo d'acqua chiara

Il cavallo a più riprese

Beve, col duolo alle prese

Un si scorda di mangiare,

Alla moglie per pensare,

A” suoi figli e al suo paese.

Croce — ricordate?

Pel deserto ci avviammo.

Nella immensa pampa entrammo

È al fin di tanti viaggi,

Tra le tende dei selvaggi

Sul più bello c'incontrammo.

Ci seguía la mala sorte,

Arrivammo in mal momento;

Riuniti a parlamento

Discutean d'un'invasione:

L'Indio in tale occasione

Non si fida né del vento.

Che tremenda confusione

Al vederci capitare!

Che difficile placare

Quei selvaggi indemoniati!

Ci avean presi per soldati,

Ci volevano squartare.

A privarci dei cavalli

Fu l'affare di minuti;

Rimaneano irresoluti:

Chissà mai che pretendevano!

E le lance ci mettevano

Quasi dentro gli occhi, i bruti.

E in quel gergo maledetto,

Giù a far gesti e a far versacci.

Uno preparava i lacci

E volea farla finita:

Non avea la nostra vita

Pit valor di un po' di stracci.

Li non c'é misericordia

Né speranza si può avere;

Perché l'Indio é del parere

Che ammazzar sempre si deve,

Ed il sangue che non beve

Lo fa scorrer con piacere.

Si approntò Croce a morire

Combattendo, e guardó me.

— Aspettiamo — dissi — che

Ci abbia il fuoco da scottare

Pit il pericol sa affrontare

Chi più volte combatté.

Si dev'esser piú prudenti

Se il pericolo é maggiore;

Per salvarsi, arte migliore

E' l'usar molta avvertenza:

Non é ver che la prudenza

Sia in contrasto col valore.

Un interprete il perdono

Ci portó con alterezza.

Disse: — La vostra salvezza

La dovete ad un Cacico;

Ve la da,come vi dico,

Perché l'utile ne apprezza.

Egli ha detto agli altri che

Rimarrete voi captivi:

Se cadranno i nostri vivi

In potere dei cristiani,

Li torrem dalle lor mani

Scambio di voi fuggit

Ritornarono a consiglio

Delle lor cose a trattare

E del modo di ammazzare,

Come dico; a cerchio posti,

A cavallo, ben disposti,

Sulle lance a riposare.

Dentro il cerchio un Indio vecchio

A ciarlare incominciò:

Va a saper di che parlò

Ma l'intera riunione

Lo ascoltò con attenzione;

Ben tré ore ciò durò.

Alla fin gettò tre gridi

Principiando un'altra danza.

Per mostrar la sua baldanza

E il valor nel cavalcare

Jl caval fece scoccare;

Tendea Parma.con prestanza.

Poi, le fila percorrendo,

Fronte a ognun ferma, sicuro;

Lo minaccia a muso duro,

E in sua furia d'invasato

Accompagna d'un boato

rullare del tamburo.

Diventò come un incendio,

Peggio della stessa guerra:

Entro un nuvolo di terra

Fu un'enorme confusione

Di cavalli, armi, persone;

Grida e strilli ognuno sferra.

Sembra una danza di fiere,

Quale io posso imaginare:

Un gran correre, un gridare,

Voci che facean terrore;

Sin che dopo di due ore

Quel ciclon poté calmare.

E la notte facean cerchio

E nel centro ci mettevano

Per mostrarci che intendevano

Farci perdere ogni speme:

Otto file o dieci insieme

Di lanceri ci chiudevano.

Stavan lí di sentinella,

Con rigor ci vigilavano;

Mentre udivi che russavano,

Strillar senti: —“Huaincá

Tutti insieme, allora lá,

— “Haincá, Haincá” — strillavano-

Pure, l'Indio € dormiglione

Ed ha il sonno ben profondo;

Per russar non c'é il secondo;

Tanta fede ha nella vita,

Da russare all'infinita

Anche se tracolla il mondo.

Ci chiedevan questo e quello,

Da nemico che previene;

Di sapere lor conviene

Quanti siano i cristiani,

Dove stanno i capitani,

E se siano armati bene,

Ad ogni risposta nostra

Uno fa un'esclamazione;

Ecco che a continuazione

Tutti quegli Indi feroci

Con il suon di mille voci

Urlan la stessa canzone.

Quella voce di uno solo

Che comincia in un grugnito,

Divien poi l'urlo infinito

Dell'intera radunanza

E così piglian l'usanza

Di lanciare il lor bramito,

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto II. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.