Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXVII

25 strofe · 139 versi nella traduzione · originale: 34 strofe, 136 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Ho servito pur io alla frontiera

Ingàggiato in un corpo di milizia,

Non perché la giustizia

Avessi offeso, come a tanti avviene;

Io dovetti affrontare tante pene

Per colpa del Camuso indemoniato

Che per vendetta m'ha perseguitato.

Soffersi in quell'inferno

La dura penitenza

' Perché lo volle la malevolenza

Di quel tristo ufficiale subalterno.

Io non voglio stancare il vostro

E (orecchio

Ripetendo quel che si soffre lá:

Cose ridette giá,

Racconto giá obliato, tant'é vecchio:

Sempre sempre lo stesso lavorare,

Lo stesso sacrificio,

Sempre sempre il medesimo servizio,

Sempre il governo che non vuol pa-

E sempre sbrindellato dei mostrarti,

Tu mezzo nudo, gli altri mezzo nudi:

Non hai un quattrin né men se sangue

Né una corda ti dan per appiccarti.

Soldi, no: vesti, no: questi son fatti

E restan tali sanco uno soccomba:

S'adatti con la tomba,

O se no... non s'adatti.

E se mostri superbia, o ad ubbidire

Non corri volontario,

T'applicano un rosario

Di botte che ce n'hai per impazzire.

fanno i militi come mendicanti

Senza vedere il lume

D'un soldo; perché lí vige il costume

D'aver sempre a pagare l'anno avanti.

Dicon che la frontiera

Costa allo Stato un occhio della testa;

Sarà; ma io non seppi che cos'era

Un soldo sol finché duró la festa.

E c'é il servizio poi straordinario,

Con sciabola, fucile ed altri guai;

Ma nessun vede mai

La faccia che Dio diede al Commis-

Che se lui suol passare la rivista

Ai soldati che son schierati in campo,

Passa di corsa, torna come lampo

Y si perde di vista.

Per giunta, quando va,

T pasticci son belli e combinati:

Porta la paga dei mesi arretrati

Ai militi... che furon congedati.

Se fosse fatto apposta,

' Riuscire il gioco tion potria migliore:

Essere generosi poco costa

Con quelli della leva anteriore.

E son zelanti come una sentenza

Se cercano un assente;

Invece il poveretto ch'é presente

Perisca pure nella sua indigenza;

Finché, stanco di dover sopportare

Tale estremo rigore,

Si fa ammazzare, o si fa disertore,

O lo mandano via senza pagare.

Ta cosa va così, tra tanti guai

ancio... il gancio sta zitto;

Non ha nesstin diritto

Ta difenderlo niun si leva mai.

Perché il o:

Vivono gli ingaggiati

Nel marcio. Li vedeste!

Tanto sono stracciati

Che par bandiere al vento la lor veste.

(osi vive burlato e caricato

Ti soldato. e in compenso del penare;

Quando viene il congedo é in tale stato

Da gettarsi nel mare.

Se un oggetto gli dieder qual si sia,

Anche si 'tratti d'una' coserella:

Poncio, cavallo, briglie, sproni, sella,

Tutto gli portan via.

Quando — infelici — li lascian partire,

Tornando al lor Destino

Non ha manco il mantel di San

Per potersi coprire. (Martino.

E che pena mi dava

Il vederli ridotti in tale stato!

Il più fornito d'essi somigliava

E un sedano sfrondato;

Ed é avvenuto, sarà qualche mese,

Che dell'inverno nei rigori crudi,

Li lasciarono a piedi e mezzo nudi

“Tornare a riveder il lor paese;

Per mostrar quanto dura la cotenna

Abbiañ gli incaricati,

Basti dire che negano una brenna

E fan tornare a piedi i congedati.

Povero gaucho stretto nell'imbroglio!

E perché il sacrifizio

Sia completo, nemmen gli danno un

(foglio

Ove si attesti del suo buon servizio;

E deve ritornare:

Piti povero che non fosse all'andare,

E si troverà solo, abbandonato

Alla mercé di chi lo vuol sfruttare;

Né speri ritrovare

I beni che partendo avea lasciato;

Perché la donna sua, che fame aveva,

Vendé per due quel che dieci valeva.

E poi ch'é convenuto

Che lo voglion giocare,

E' inutil che si metta a reclamare:

Saria tempo perduto.

Poi, se s'appressa a qualche fattoria

A chieder carne o pane,

Gli si lanciano addosso come a un cane.

Aumentano l'ingaggio

Con añella Teope del vaoabondaosio:

Non sembri auest'idea mia tronno

(ardita:

Se il soverno vuol gente;

Se'Pabbia: ma Ja paghi, e sia finita.

Ounesta.é la conclusione,

Ouesta é la realtà che non ha scampo:

TI nascere nel campo

E' una maledizione.

Le cose dette non sono leggiadre,

E ora questo dirò — niun se la pigli

La Provincia é una madre

Che difender non vuole i propri figli.

Muoiono al piano, al monte, in ogni

Difendendo la legge, (dove

O fanno come il bove:

Ara, e gli altri mangiano. Non regge

La volontà di tacer: vo? dichiarare

Un'altra verità che dal cuor sorge:

Del patriottismo s'ha da diffidare

Di chi al fratello un aiuto non porge.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXVII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.