Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXIII

20 strofe · 116 versi nella traduzione · originale: 20 strofe, 120 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Un rivendugliolo gringo

Che era insieme ad un arpista

Cadde lui pur nella lista

E non feci sforzo alcuno:

“Te lo presi sul trentuno

E giocavo a palla vista.

Cominciò a fare lo scemo

Per avere tal vantaggio;

Lo pelai di' primo assaggio

E insisteva tuttavia:

Lo accecó Santa Lucía.

La sua merce... buon viaggio!

Chi lo avesse visto afflitto

Pianger la sua salmeria!

“Tu rubato roba mia'—

Dicea 1 gringo, e lagrimava;

Nel mio poncio intanto entrava

Tutta la sua mercería.

Restó libero dal peso,

Singhiozzava sconsolato;

Figli all'amo avea abboccato

Forse essendo di festivo,

O perché il gringo privo

E' su in ciel di patronato.

Ma ben poco approfittai

Del bel colpo, opera mia;

Tl demonio mai si svia:

Mi seguiva da sornione

Un Camuso trafficone

Ufficial di polizia.

Venne a esigere la multa

Che mi ero meritato

Perché il gioco era vietato;

In prigion per non andare,

La metà gli dovei dare

Di quel premio guadagnato.

Cominciai a vederlo male

Per la sua arbitrarietà.

Aveo vinto, é verità,

Con inganni; ebben, che c'é?

Sí, ma lui vinceva me

Abusando autorità.

Dopo un crimin — si diceva

Molto tempo visse male;

Ma la sorte scende e sale,

Con il Giudice; e con ciò

Te lo fecero ufficiale.

A percorrere il paese

Tutto il suo tempo impiegava;

Nessun ladro mai arrestava,

Ma colmava i suoi fardelli

Con tacchini, polli, agnelli

Che un po' qua un po' lá pigliava.

Tollerar non si poteva

Un abuso si palese:

Era peggio ad ogni mese;

Si dicea pel vicinato:

“Il Camuso triste arnese

Ha la decima scovato”.

Se la dava a chitarrista,

Anzi, da gran suonatore;

Presso l'oste, in gran fervore,

Lo trovai un di cantando:

Ed io dissi: “Il cor...vo....lando”

Viene a udir questo cantore”.

Il Camuso col suo sguardo

Mi voleva divorare;

Ma non smise di cantare,

Come non avesse inteso;

Ma io avevo già compreso

Che ci aveva da cascare,

Una sera, in un... locale,

Venne il Camuso malnato,

To, per vederlo irritato,

Gli volli tirar la falda:

“L'acqua il mate la vuol calda”...

Ci capi d'esser burlato.

Poiché il Giudice al consiglio

Suo faceva la notte e il dí,

Mi rispose lí per li:

“Guarda di venirmi al dente,

Che l'avrai da ber bollento:

Mi conoscerai, cosí,”

Poi, a cagione di una donna,

S'imbroglió più la quistione.

Tl Camuso avea affezione

Per la donna, che ci stava:

Era una ragazza brava,

Di buon cuore e forme buone.

Un di la trovai in faccende;

Era bella: bianca e rossa.

Esser util, mi fo in sette;

Stava a fare il prezioso

Il Camuso li d'intorno.

Per far si che quel giorno

Nulla turbasse la pace,

Mi rispose: “Se vi piace,

Appressatele a quel forno.”

S'imbroglió più la matassa,

E s'accrebbe più il suo odiare;

Giuró di farmi penare

E compi il suo giuramento:

Aspettó solo il momento

Di potermi castigare.

Era chiaro: il maledetto

Mi guardava con rancore

E aspettava ora migliore

Per potermi far del male:

Solo vive l'uom leale

Sin che vuole il traditore.

“Può cadere ogni fantino,

può ogni orgoglio esser domato;

La minaccia del malnato

Mi fé stare in apprensione:

Usa molta discrezione

Chi un pericolo ha passato.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXIII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.