Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXII

23 strofe · 132 versi nella traduzione · originale: 22 strofe, 132 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Seguitavo ad andare

Come una palla e a non avere niente,

E quando incominciavo a guadagnare

Non so che imbroglio venne a capitare.

Dissi: 'Tornare a casa é più prudente,

Fosse pur con un piede solamente.

Andaron molto male

Glizanni che la passarono;

Soltanto ciò che gli anni mi insegna-

Era mio capitale; (rono

Ed appena tornato, mi arruolarono

Nei ranghi della Guardia Nazionale.

AI gioco delle carte ero un portento

È nera il gioco unica carriera;

Un'alleanza vera

Feci con il padron d'un osteria;

E il patto avea per fin di portar via

soldi a ogni minchion, senza lamento.

Gran parte del mio tempo l'occupava

A marcare le ca

Le metteva in disparte

T/oste, poi bene avvolte le portava

In una busta nuove

Chi conosce le carte, se ne giova.

Un grave error consuma

' Chi per la sorte vincere presuma;

Chiunque sia più abil, se lo fuma

Ed in quattro battute lo consola:

Lo lascia che non vola

Perché non gli rimane piú una piuma.

Con un socio che sappia assecondare

S'armano colpi buoni;

Non solo i gonzi ci dovran lasciare

La borsa, gli si prende anche i bottoni!

In quei roccoli si vanno a posare,

Gli allocchi pien di soldi e i bertuccioni.

Molte panie legali funzionare

Può fare un giocatore;

Non si può imaginare

A che cosa si presta

«Una carta segnata: se alla lesta

Uno la gioca, gliela fa al migliore.

A volte un fa veder la carta in fondo,

Come fosse sbadato;

L'altro allora, allettato,

Giocherebbe anche il mondo:

Il furbo quella carta l'ha mostrara,

Ma ne tiene già un'altra preparata.

Chi gioca al Monte farà bene a usare

Ogni precauzione

E dita svelte; lí tutto é quistione

Di sapere le carte regolare:

Sta ben chi sieda in basso e si mantenga

Sí che la luce da dietro gli venga.,

Chi taglia, in luce ha d'essere allogato

E mantener nell'ombra l'avversario;

Molto dipende se chi ci é contrario

Giocando a carte sia mal collocato;

E l'occhio esercitato

Avere é necessario.

Apre anche Paltro, anzi, spalanca eli

Ma il cieco nulla vede; (occhi,

Tendete loro il laccio, e dopo poco

Ci cascano gli allocchi.

Ogni fedel minchion per certo crede

Di saper molto al gioco.

D'ingenui a mille se ne può contare

Tra quelli che hanno il vizio di giocare!

Diventano intontiti,

Piglian tutti l'aspetto di bazzeo,

Li giocan tutti fin che son finiti;

Poi, chi vince, fa loro: Marameo!

Non vince chi non sa bene e non vede,

Nemmen se porta un cero a Santa Rita;

Sul tappeto si scorge alla spedita

Ogni citrullo non appena.siede;

A me nessuno tocca la pepita,

Nessuno avanza, sio non voglio,

In quel del Nove ed in molt'altri giochi

lo mi sbrigo benone la mia parte;

La sorte é data e più non si rimuove

Perché piglio le carte in mezzo al

Nessun s'accorge; eppoi, ci voglion

Nel trucco, anche al più scaltro

Lo facevo restar nell'imbarazzo;

lo quando voglio avvantaggiare l'altro

Tengo come riparo fuor del mazzo.

lasso di spade sempre ben còperto,

O coppe, o invito certo.

lo difendo nel gioco le mie poste

E lo faccio da avaro;

Chi gioca per denaro

Deve badar a non pigliar batoste.

Quando s'armava un partitone raro,

Allora entrava in gioco pure Poste.

Pasticci d'ogni sorta facilmente

Io li faccio per ben, non fo per dire;

Sin da quando incominciavo a sortire

Le cartè a una a una io tengo a mente,

So qual carta guadagna e quale perde

Appena cade sul tappeto verde.

Bravi a giocare, com'io so giocare

Ce ne son moko pochi, ci scommetto;

Io non mi comprometto

Perché lo fo con arte:

Se controllar qualcuno vuol le carte,

Non riesce il segreto as disvelare.

S'anche a qualch'altro gioco ero sfidato

Non mi solea mancare

Qualche risorsa buona a guadagnare.

Se sono giocatore, vincer voglio:

E cadevano tutti. nell'imbroglio,

Senza avere il sospetto suscitato,

Alla “taba” ci stavo a meraviglia,

Perché la taba la so maneggiare;

Ero anche bravo al:gioco della biglia;

E, per dir tutto in poco,

Diró: non c'era gioco

Che non fossi capace di giocare.

E' un gran brutto difetto

Quello del gioco, non si può negare:

Chi fa del gioco il mezzo di campare,

Va in cerca ognor d'allocchi;

Ed é come rubare, ve lammetto,

Giocare con un uom ch'é priva d'occhi.

Ciò dico chiaramente

Perché ho smesso da tempo di giocare;

Vi posso assicurare

Perché fui bravo in quel dubbioso

(uffizio:

Costa molto di piú prendere un vizio

Che apprendere non costi a lavo-

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.