Come una palla e a non avere niente,
E quando incominciavo a guadagnare
Non so che imbroglio venne a capitare.
Soltanto ciò che gli anni mi insegna-
AI gioco delle carte ero un portento
È nera il gioco unica carriera;
Feci con il padron d'un osteria;
Gran parte del mio tempo l'occupava
' Chi per la sorte vincere presuma;
Chiunque sia più abil, se lo fuma
Con un socio che sappia assecondare
Non solo i gonzi ci dovran lasciare
La borsa, gli si prende anche i bottoni!
A volte un fa veder la carta in fondo,
Chi gioca al Monte farà bene a usare
E dita svelte; lí tutto é quistione
Chi taglia, in luce ha d'essere allogato
E mantener nell'ombra l'avversario;
Molto dipende se chi ci é contrario
Apre anche Paltro, anzi, spalanca eli
Ma il cieco nulla vede; (occhi,
Tendete loro il laccio, e dopo poco
D'ingenui a mille se ne può contare
Tra quelli che hanno il vizio di giocare!
Piglian tutti l'aspetto di bazzeo,
Non vince chi non sa bene e non vede,
Nemmen se porta un cero a Santa Rita;
Sul tappeto si scorge alla spedita
In quel del Nove ed in molt'altri giochi
lo mi sbrigo benone la mia parte;
La sorte é data e più non si rimuove
Perché piglio le carte in mezzo al
Lo facevo restar nell'imbarazzo;
lo quando voglio avvantaggiare l'altro
Tengo come riparo fuor del mazzo.
Deve badar a non pigliar batoste.
Quando s'armava un partitone raro,
Io li faccio per ben, non fo per dire;
Sin da quando incominciavo a sortire
Le cartè a una a una io tengo a mente,
So qual carta guadagna e quale perde
Ce ne son moko pochi, ci scommetto;
S'anche a qualch'altro gioco ero sfidato
Qualche risorsa buona a guadagnare.
Se sono giocatore, vincer voglio:
Alla “taba” ci stavo a meraviglia,
Perché la taba la so maneggiare;
Quello del gioco, non si può negare:
Chi fa del gioco il mezzo di campare,
Perché ho smesso da tempo di giocare;
La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.