Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXI

25 strofe · 141 versi nella traduzione · originale: 24 strofe, 144 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Io vo a narrarvi la mia storia;

Perdonatemi la ciarla:

E dirovvi al principiarla,

Benché triste questo Sia,

Che perdei la madre mia

Prima di saper chiamarla.

Crebhi su solo soletto

Senza casa, senza amore,

Non conobbi il genitore,

E così, sin da bambino,

Volai come un uccellino,

Ma non fu di fiore in fiore.

O a cagione del servizio

Che la gente lunge sferra,

O a cagione della guerra

Che é gia a bastanza seria,

T soggetti alla miseria

Sono molti, in' questa terra.

E, dalla miseria spinto,

Feci certo ogni follia;

Benché con vergogna mia,

Debbo far tale avvertenza:

Mia madre era Innocenza,

Me chiamaron Furberia.

Poi mi prese seco un uomo

Per pastore del suo armento.

Che animale! mai contento,

E giú botte da impazzire;

Mi soleva far dormire

Sopra il nudo pavimento.

Dal mattino insino a notte

TI lavoro mai finiva;

Se un agnello poi moriva

— È era facil capitare

Oualche nibbio lo inghiottiva,

Ed io lo dovea pagare.

Di si crudo trattamento

Molto presto mi Stancal;

li berretto mi calcai

E cercai climi men fieri:

Con alcuni giocolieri

Verso Santa Fe arrivai.

JI più bravo saltimbanco

Mi faceva da maestro;

Apprendevo, ed ero destro,

A ballare sulla corda;

Ma mi fece perder l'estro

Una celia troppo lorda.

Mentre stavo un dí ballando,

Mi si ruppe un pantalone;

Che, stordito, scivolai,

Venni giú: non m'ammazzai

Per pura combinazione.

Mi trovai così di nuovo

Non sapendo dove andare;

E pensava già tornare;

Per fortuna, genti mie,

Mi scoprirono due zie

E mi vollero adottare.

E benché non conoscéssi

Quelle due care parenti,

Presi luogo immantinenti.

fran buone quanto mai;

Ma beghine sí ferventi

in mia vita mai trovai.

Quando l'Angelus suonava

Era il segno del rosario;

Ogni sera un calendario

D'orazion' s'aveva a dire;

A pregar solean venire

Molte donne, d'ordinario.

Quel che li mi capitò

Lo avrò sempre a ricordare:

M'incominciavo a sbagliare

E sbagliavo ad ogni passo:

Mi afferrava Satanasso

Quando stava per pregare.

Come una gran tentazione

S'impossessava di me;

Io non scorderò mai che

Gran dolore ebbi a soffrire,

Poiché non riuscivo a dire

“Articoli della Fé”.

M'era presso una mulatta

Che nativa era di lî;

Si prostrava, signor sí,

Come l'angelo custode.

Birba! Lei, con quelle mode

Frastornava me così.

Prega — mi disse mia zia

“Articoli della Fe”.

Ma che é, ma che non é,

Non sapei; di ció nafflissi:

Guardai Ja mulatta, e dissi

“Generi di Santa Fe”.

Un solenne scapaccione

La mia cara zia mi die”;

Cercai di tornare in me,

La mulatta ancor guardai

E di nuovo replicai:

“Generi di Santa Fé”.

Tutto il di stavo a pregare;

Ma la sera era altro affare,

Ci volea uno sforzo immenso.

Qualcheduno, ancor lo penso,

Certo mi stava a tentare.

Una notte di tormenta

Guardai gli occhi alla mulatta;

N'ebbi una paura matta,

Quel suo sguardo mi trascina:

Al dir: Santa Caterina,

Dissi: Santa Cateratta.

Una zia mi die' col piede

E quell'altra a gomitate.

Vecchie! Già, voi imaginate,, -

lo mandai tutte all'inferno

Le preghiere e il fuoco eterno.

Una volta, come sempre,

La mulatta mi fería,

Io mi scossi, ma mia zia

Mi strappò un grande ciuffone:

E cosi l'estirpazione

Volea far dell'eresia.

La mulatta maledetta

M'avea mezzo imbacuccato,

Cosí m'era capitato

Che per dire “estirpazione”

Aveo detto “intrippazione”;

È gi, botte da dannato!

ricordo ed il dolore

Non volevano andar via;

Io sognavo l'eresia

Che volevano estirpare,

E chiedevo, nel pregare,

Ch'estirpassero... mia zia.

Dalli sempre con rosati,

Giorno e notte a mai cessare,

Dalli sempre ad alternare

Salve, Credo, Avemmaria...

Tiro stufo da scoppiare

E alla fin me n'andai via.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXI. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.