Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto I

27 strofe · 159 versi nella traduzione · originale: 27 strofe, 162 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Attenzion chiedo al silenzio

E silenzio all'attenzione;

Voglio in questa occasione,

Se mi aiuti la memoria,

Dimostrar che alla mia storia

Manca la parte migliore.-

Uno é come addormentato

Quando torna dal deserto.

Di spiegarmi non son certo

Tra una folla sí bizzarra,

Né se al suon della chitarra

Torneró al cantare esperto.

Sento che mi trema il petto,

Sento che turbato sono;

Or della chitarra al suono

Chiedo all'alma di un sapiente

Che il mio dir faccia eloquente

E dia al cor l'impulso buono.

Se non giungerò a trentuno,

Certo a trenta ho da arrivare;

Ciò lo posso proclamare

Perché in unica ricetta

M'ebbi l'acqua benedetta

Edil dono di cantare.

Tanto il povero che il ricco

Poi ragion m'avranno a dare;

Se fan tanto da ascoltare

Ciò che dirò a modo mio,

Non potran rider, cred'io,

Tutti, e alcun dee lacrimare.

Da contare ha molte cose

Quei che molto ebbe a soffrire;

Incominceró col dire

Che non s'ha da dubitare

Di chi non ha in suo parlare

Interesse per mentire,

Madonna

E ringrazio Iddio Signore,

Perché fra tanto rigore

E perduto avendo tanto,

Non perdei l'amore al canto

Né la voce di cantore.

Di cantare a ogni vivente

Dié l'Eterno facoltà;

Canti ognuno come sa,

Come noi: sia forte o piano;

Muto é sol l'essere umano

Che nel cor sangue non ha.

Un signor canta?... E' poeta;

Canta un Gaucio e... Gesú mio!

Sembra un struzzo, che so io!

I lignoranza sua sorprende:

Pur, per Pombra — chi Pintende

Brilla la luce di Dio...

Vive al campo Pignorante,

In città l'uomo educato.

lo, che al campo sono nato,

Ben so che i miei canti sono

Per qualcuno... suon di fiato,

E per gli altri... quel che sono.

lo conobbi trovatori

Che un piacere era ascoltare;

Ma non vogliono pensare

“E per gioco van cantando;

lo pur canto, ma pensando:

T? il mio modo di cantare.

Chi percorre questa strada,

Quando sa, giunge alla svolta.

La mia scienza non é molta,

Ma ciò parla in mio favore;

Ed io so che ha buono il cuore

Quei che con piacer m'ascolta.

Ciò che pinge il mio pennello

Non s'avrá da cancellare,

E nessuno deve osare

Di correggermi la traccia:

Non dipinge chi gli piaccia,

Pinge sol chi lo sa fare.

E non pensi l'uditorio

Che il saper vano mi fa;

Benché tardi, seppi già

— Ma pentito non mi sono

Ch'é peccato bello e buono

Dire certe verità.

Ma io seguo la mia strada

È nessun mi svierá;

E dirò la verità:

Non conosco adulazione;

Qui non c'é limitazione,

Ció ch'io canto é realtà.

Chi correggere mi voglia

Dovrà aver molta esperienza.

Trarrá molta conoscenza

Quei che mi sappia ascoltare,

È dovrà ben ruminare

Chi capir vuol la mia scienza.

Piú di me, piú di chi m'ode,

Pi della cosa trattata,

E più della idea spiegata

I miei canti han da durare.

Ebbi molto a masticare

Salgon lagni dal mio petto,

Salgon su dal cuore mio;

Tanta pena soffers'io.

Furon tanti i miei malanni,

Che pregare io debbo gli anni

Onde portino l'oblio.

Voi vedrete, se mi desto,

Quale giro il ballo prenda,

E nessuno si sorprenda

Se m'infiammo sino in cima:

Voglio far cantar la prima

Sino che alle nubi ascenda.

Con la corda ben ben tesa

Sapró il tono conservare.

Non lascerò di cantare

Se non sia la voce sorda,

O non si spezzi la corda

O abbia il bischero a saltare.

Benché ruppi Pistruniento

Per non farmi pit 'tentare,

Tante cose ho da narrare

— Cose di grande potenza

Che Dio voglia aver clemenza

Con chi m'insegnò a suonare.

Di nessun seguo l'esempio,

A dirigermi niun viene;

Dico sol quanto conviene,

E chi tal certame impianta

Cantar deve, quando canta,

A gran voce, ed alto, e bene.

Ruzzolar la palla ho visto,

Né si vuole ancor fermare;

AI fin di tanto girare

Qui ho deciso portar l'ossa

A veder s'io viver possa,

Se mi lascian lavorare.

E a lanciar cappi non fallo;

E' per me la corsa un ballo,

Tra le mandrie sto benone

E sto fermo su un timone

Come in groppa di va cavallo.

Mi concedano attenzione

Se mi vogliono onorare,

Che se no, m'avró a chetare;

Ché Puccello cantatore

Mai si posa per cantare

Sulla pianta senza fiore.

E starò qui chissà quanto;

Ascoltate quand'io canto

Perch''io possa alfin sfogarmi.

Ho da dirvi tanto, tanto,

E vi prego d'ascoltarmi.

Or lasciatemi un po' bere.

Dopo un verso un verso scocca;

Dal brucior la gola é tocca,

Ma ciò non mi dá trastorno;

Perché il vecchio, come il forno,

Si riscalda dalla bocca.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto I. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.