Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XV

25 strofe · 142 versi nella traduzione · originale: 23 strofe, 138 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Andava dentro e fuori infagottato

E con nessun soleva mai parlare;

Si spassava a graffiare

Co? diti in terra, e a fare

Gesti; ogni tanto, come tin avvocato,

La smania aveva di catechizzare.

Vederlo ancor mi pare

Col suo poncio ragnato;

Dopo avere il gorguzzolo bagnato,

Cominciava a parlare:

Non ti fermare mai

In luoghi dove magri i can vedrai.

Ogni uomo deve aver per prima cura

Di far che la sua pelle sia sicura.

Fa che l'esempio mio ti sia di specchio;

Se chi parla son io, non parla un cavolo:

DI diavolo sa perch'é diavolo,

Ma più sa perché é vecchio.

Fa che il Giudice t'abbia a benvolere,

Procura che non s'abbia a lamentare;

Se lo vedi adirarsi,

Tu ti devi curvare:

E° sempre nella vita utile avere

Uno spigolo buono a strofinarsi.

Dagliela sempre buona,

Perché éIui che comanda la squadriglia.

uando si siede sulla sua poltrona

Non c'é cavallo che la man gli piglia;

Se non vuol, non perdona:

Qui da col chiodo, lá con la caviglia.

L uomo sia pur superbo come un conte,

Abbia più spinedi quante n'ha un cardo,

Se la stagione é mala non é tardo

A farsi molle come baccalà:

Anche la mandria che s'é data al monte

Ritorna al chiuso per la siccità,

E” male cambiar covo, ire e venire,

Fa quel che fa il talpone:

Conservati un cantone

Nel luogo ove sei nato:

Vacca che cambia prato

Sempre ritarda poi nel partorire.

Bevendo sorso a sorso,

Quel vecchio che al suo dir non mette

(frange,

Diceva — “Ascolta, Fierro, il mio di-

(scorso:

Non deve l'uomo credere mai troppo

Né in femina che piange,

Né in cane che va zoppo.

Tu non t 'affliggerai

Nemmen se il mondo vada a gambe

(alParia

La qualità che all'uomo é necessaria

E”, se ci vedo chiaro,

Avere la memoria del somaro,

Che il come e il quando non lo scorda

Lascia il forno scaldare

Ognora dal padron del casolare.

o a me, mai vedrai che me la

lo sempre faccio il sordo:

Il maial vive grasso perché, ingordo,

Mangia persino i figli.

La volpe che fuggi dal cacciatore

Con il fiuto lo sente avvicinare:

Non si deve affrettare

Chi ottener voglia ciò che gli A in fa-

La mucca che di più suol ruminare,

Ci dá il latte migliore,

Chi deve lavorare per mangiare,

Bene é che mangi senza fare chiasso;

Né meno pet ispasso

Deve chiamare l'attenzion degli Siti

I cavalli che fuggono, anche scaltri,

Se vanno al colle si fanno acchiappare.

Vo dove mi conviene,

Y non mai vado a zonzo inutilmente;

Segui l'esempio mio, ti verrà bene:

La pancia riempirai;_

Dalle formiche esempio trar potrai,

Esse non vanno dove non c'é niente.

A nessuno invidiar devi il destino,

Molto triste é invidiare;

Se a caso'vedi un altro guadagnare

Non lo devi osteggiareinsuocammino:

Ogni tetta per ogni porcellino,

E' questo il miglior modo di poppare.._

Si alimentan cosi molte persone

E il povero,si sa, paga la giunta.

C'é chi poppa pianin come l'agnella

Che il capezzolo sfiora appena in punta,

Ma ci son altri che, come il montone,

Mettono in bocca tutta la mammella.

Senza moglie deciditi a restare,

Ma se ti vuoi ammogliare

Pensaci bene e non scordare poi,

Ché difficile molto conservare

Quello che altri può desiderare.

E' la donna un insetto;

E non credo con ció di scoprir niente;

La donna preferisce il prepotente:

Scegli solo dopo aver molto cercato,

La donna ha dentro il petto

Come pancia di rospo il cor gelato,

E con voce arrochita drbeone

Solea dirmi: — Torello,

Tuil dente non hai ancor della ragione;

Bada a ciò che ti dice questo tomo:

Non lasciar che un altr'uomo

li vinca nel maneggio del coltello.

Utile é Parma, e chi l'ha non dispera,

Ma nessuno sa quando;

S'anche vai passeggiando,

Specialmente di sera,

Non la lasciare; e portala in maniera

Che alPuscir dalla cinta esca tagliando.

Chi non sa conservare,

Povero rimarrà pur lavorando:

E” van che cerchi.il dove, il come,

(quando;

Non fard traboccare la bilancia:

Quando un uom viene al mondo con la

E' inutil che lo vogliano fasciare.

' Dove mi porta il vento

Vi ado, rimango e mi trovo contento,

E quando tra i dolori

M'incontro, bevo un po? per ralle-

a 3 (grarmi;

A me piace bagnarmi

E di dentro e di fuori.

Tu se' ancora pulcino e non t'é vano

Udir queste ragioni,

E consigli e lezioni

Che tu apprendi da me, non li scordare;

Imparai col rissare

Che non conviene aver vuota la mano.”

Con questi e altri consigli

Che serbo in mente e non mi sembran

E della sta esperienza erano figli,

Don Viscaccia educandomi seguiva;

Sinché alfin s'addormiva

Confuso tra i suoi cani.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XV. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.