Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XIV

24 strofe · 143 versi nella traduzione · originale: 24 strofe, 144 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Mi portò via seco un vecchio:

Mostró presto la filaccia:

Si vedeva dalla faccia

Ch'era un fiore di briccone

Tra l'eretico e il ladrone:

Viscaccia.

Quel che il giudice cercasse

Ci vuol poco a indovinare;

Ma fin qui, lasciamo andare,

Non cerchiamo l'intenzione...

Il tutore era un vecchione

Ch'é oggidi raro trovare.

Pien d'acciacchi eppure forte

Come un tor, fiero qual gallo,

Sempre in groppa al suo cavallo,

La vinceva riffe o raffe:

Avea il pié di pappagallo:

Circondavasi di cani,

Che eran tutto il suo piacere:

Mai ne soleva tenere

Meno di mezza dozzina

Rubava qualche vaccina

Per poterli mantenere,

Qualche bove dei dintorni

Notte a notte lui ammazzava;

Solo il cuoio conservava

Ed all'oste lo vendeva:

Quel che in cambio l'oste dava

Lo fumava e lo beveva.

Ahj vecchio così cialtrone

In vita mia ho trovato

Col cuoio che avea rubato

Faceva tranello tale

Che coll'oste, dell'animale,

Ottenea il certificato.

Se la dava da maestro.

Nel periodo del tosare

Bisognava udirlo urlare

Se un agnel qualcun feriva!

Ciò, si sa non gli inibiva

Qualche pelle di rubare.

Una volta me ne diede

Tante che fu una disdetta,

Per picchiare una cagnetta

D'una basca nel capanno,

Egli... rubó loro un panno!...

Era in ció volpe perfetta.

Dentro mi dissi: Perbacco!

Tal compenso tu mi dai?

Tempo al tempo e t'avvedrai

Se ti metterò giudizio:

Ti vo far perdere .il vizio

Di rubare come fai!

Perché uccisi una faina

Una volta mi sgridó.

All'udirmi, che pensó

Come glielo ebbi detto:

— “Non parlar del maledetto

Mi rispose, e s'aggrondó.

Al vederlo si irritato

Fu prudente non fiatare:

— Costui mi va a bastonare

Dissi — se gli monta su—;

È per non farlo arrabbiare

Non gliela mentovai piú.

Una sera trovò un branco 3

Di cavalle malandate:

Dopo averle accalappiate e

Le scannava a perfezione;

lo venir vidi il padrone,

Ma restai a labbra serrate.

I/uom veniva furioso,

piombó lí come saetta;

Pria che il piede in terra metta,

Agitando con furore nea

Una cinghia, al mio tutore

Dié una sleppa netta netta

Non sapeva don Viscaccia

Da che lato scomparire;

Alfin gli riusci a salire

Sul cavallo, e per timore

D'altre botte e altro dolore

Fuggi via senza zittire.

Crederete forse voi

Che a quel vecchio gli giovò

La lezione: signor no.

Questo mezzo umano usava:

Sol di notte scorticò

Le giumente che rubava.

Tale l'uomo era cui fu

Affidato il mio destino.

Batté sempre mal cammino,

E l'intero vicinato

Ben l'avria visto appiccato

Da tant'era malandrino.

Quando il Giudice mi diede

Don Viscaccia per tutore,

Mi disse ch'era un signore

E che avrebbe ben curato

Far di me un lavoratore

Ed un uom ben educato.

Ma che avevo da imparare

Presso quel vecchio sornione

Che vivea come un talpone

Nel palude? un litigioso,

Un ladrone, un ozioso,

D'una gazza più strillone?

Nessun bene conosciuto

Possedeva quella pecchia,

Che una carriola vecchia

E le.mura andate in frana

Della sfatta catapecchia

Che gli serviva da tana.

Dopo avere trasnottato

Li veniva a riposare;

Quel che potesse occultare

Di saper spesso tentai,

Eppur non lo seppi mai,

Ché non mi lasciava entrare.

Solo avevo per coprirmi

Qualche straccio, sporco, rude;

Con le carni mezzo nude,

Quel vecchiaccio scellerato

Mi facea dormir sul prato

Nelle notti le più crude.

Ebbe moglie in altri tempi

(Sembran cose strampalate, -

Pur me l'han propio accertate);

Tanto iroso era e birbone,

Che la uccise col bastone

Perché gli dié freddo un “mate”,

Restó vedovo; e dipoi

Non si poté più sposare;

Non é facile trovare

Donna tanto poco scaltra:

Tutte avean timor di fare

La fin che fece quell'altra.

Sempre la morta sognava:

Dal rimorso, ci scommetto;

È diceva il maledetto,

Mentre stava in agonia,

Che dall'inferno venia

Quella donna presso il letto,

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XIV. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.