Il gaucho Martín Fierro · 1872 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Prima parte · 1872 · traduzione italiana

Canto VIII

21 strofe · 125 versi nella traduzione · originale: 20 strofe, 126 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Me ne stavo a meriggiare,

Quando vidi capitare

Un zerbino prepotente.

Il caval, giungendo, spinse

Da padrone, oltre la soglia:

Lo guardai di mala voglia,

Ma restai senza dir niente.

Era un bravo dei dintorni

E nessun ce la poteva,

Perché lui se l'intendeva

Bene con le autorità.

Ben sapendosi protetto,

Non avea ritegno alcuno:

A uno minacciava, a uno

Dava giú senza pietà.

Poveraccio! Egli credeva

Che la vita gli avanzava:

Chi direbbe che già stava

Acciuffandolo la morte?

Pur così la va nel mondo

E cosi triste é la vita:

Ci sorprende inavvertita,

Buona o mala sia, la sorte.

Scese in terra, e appena entrato

Diede uno spintone a un vasco;

Poi, offrendomi il suo fiasco,'

Disse: — “Beva, sor cognato.”

— “S'é per sua sorella, casco;

Per la mia no, non é stato.”

“Ah, si, Gaucio!” — egli rispose

“Da che parte caschi qui?

Cerchi busse, vero? Sî?_

Pelle dura hai da mostrare:

Dove mugge questo toro

Niun vitello ha da mugghiare.”

Ed uscimmo già avvinghiati,

Perché l'uom scherzava poco.

Io che sempre vedo il gioco

E a bastanza sono snello,

Lo lasciai col ventre aperto

Con un colpo di coltello.

E poiché con la giustizia

Troppi conti avevo a fare,

Quando lo vidi annaspare,

È strillò l'oste l'allarmi

Credei bene di sgusciare,

E fu saggio allontanarmi,

Balzai in groppa, pregai Dio,

E ancor via; sperso pel mondo.

Perché il Gaucio vagabondo

Mai in un luogo si riposa;

E' il dolor lieve o profondo,

Ma ognor piange qualche cosa.

Egli va sempre fuggendo,

Sempre povero e sospetto;

Non ha nido, non ha tetto;

Va ramingo e derelitto.

Esser gaucio... cospetto!

Esser gaucio é delitto.

E' qual rozza rifinita

A cui dan botte e tormenti

cocchieri prepotenti.

Sin da bimbo é quale arbusto

Che sul colle scabro, adusto

Sta in balfa degli elementi.

Gri dan l'acqua benedetta

Quando nella selva nasce;

“Va a cercarti poppa e fasce”

Gli si dice; e, abbandonato,

Il meschino entra nel mondo

Come un ciuco caricato,

Cresce su vivendo al vento

Come pecora tosata,

Mentre il padre, nell'armata

Sta a servizio del governo;

Niun gli da accoglienza grata

S'anco tremi nell'inverno;

Dicon ch'é gaucio ubriaco

Se lo vedono burlone;

E' un vizioso, uno sciupone

Per chi al ballo lo sorprende;

Poi fa mal se si difende

E non trova mai ragione,

Non ha figli, non ha donna,

Niente amici o protettori;

Tutti sono suoi signori

Senza un sol che lo conforti;

Ei del bue segue le sorti:

Che fa il bue che non lavori?

Suo ricovero é il deserto,

Viver deve sullo strame;

E se spinto dalla fame

S'approfitta d'un montone,

Lo perseguono Spietati

Perché é Gaucio ladrone.

E se qualchedun lo ammazza

Con un buon colpo di mano,

Tu non troverai un cristiano

Che gli dica un'orazione;

Forse, come una carogna,

Te lo gettan nel burrone,

Non guadagna nella pace

Ed é il primo nella guerra;

Non gli indulgono quando erra,

Ché non sanno perdonare;

Proprio, il Gaucio in questa terra

Serve solo per votare.

Per lui sono le guardine,

Per lui son l'aspre prigioni,

Per lui non ci son ragioni

Pur se a sporte, a sacca n'abbia:

Le ragion' dei poveretti

Sos palazzi sulla sabbia.

Se sopporta, é un Gaucio bruto,

Se protesta, é un'Gaucio malo:

Giù frustate! mano al palo!

Questo solo al Gaucio spetta.

Per chi nacque Gaucio, questa

E' la sorte maledetta.

Andiam, sorte, andiamo insieme,

Perché insieme siamo nati

E viviamo insiem legati,

E slegare niun ci può.

Il cammin tra boschi e prati

Col coltello io m'aprirò,

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, El gaucho Martín Fierro (1872), canto VIII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.