Il gaucho Martín Fierro · 1872 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Prima parte · 1872 · traduzione italiana

Canto V

22 strofe · 133 versi nella traduzione · originale: 22 strofe, 132 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Io vivevo disperato,

Aspettando l'occasione

Che venisse un'invasione

D'Indii; allor nel serra-serra,

Volte le spalle al Cantone

Tornerei nella mia terra.

Non si chiama ció servire

Quella é una trappola vera

Dalla qual fugge il piú forte:

Era un giocare alla sorte,

Senza sette alla primiera

Rosas,

A a Gean ct

Ogni cosa va al rovescio:

I soldati son facchini;

Vanno ne' borghi vicini,

Noleggiati a lavorare;

Li si chiama sol per fare

Guerra agli Indi malandrini.

Molti capi in quella bolgia

Possedean vasto podere,

E braccianti a lor piacere,

Porci, mucche, mandrie, boschi;

Se ne ho visti affari loschi!

Ma fingevo non vedere.

Molti — penso — che rimanga

Il selvaggio hanno piacere,

A troncarlo dovria avere,

Chi comanda la masnada,

Solo il poncio, la sua spada,

Il cavallo ed il dovere.

Ma sapendo troppo bene

Che quel male non ha cura,

Che nella sepoltura

Rimanendo ivo a parare,

Pensai bene che scappare

Era ancor la più sicura.

Oltre a ciò una brutta notte

M°ebbi tante botte e tante

Da restar con l'ossa infrante,

Perché feci un po' bordello;

Mi stiraron capo e piante:

Come al piombo fa il martello.

Non dimenticherò mai

Quella notte indiavolata.

Presentandomi all'entrata

Del Fortino, un ingaggiato

Che era mezzo imbambolato

Non conobbe il camerata.

Era un “gringo”, così... “gringo”

Che nessuno Pintendeva.

Va a saper dondé pioveva!

Forse non era cristiano;

Tutto quello che diceva

Era: “So' pa-po-litano.”

Stava lui di sentinella,

E per causa d'esser cotto

Non mi vide ben di botto:

Fu la colpa tutta lí:

Il bestion s'impaurí,

E così pagai lo scotto.

Al vedermi avvicinare

Domandó: — “Né, chi n'ce sta?”

— “Ma che cesta! tira 14%

Dissi; ed egli: — “Accá nun passe”

To, credendo che scherzasse,

— “Sarai tu” — gli dissi — “acc”,

Li per lí, Cristo m'aiuti!

Scricchiolar lo schioppo sento;

M'abbassai, ché nel momento

Quel brutaccio mi sparó.

Ubbriaco, non miró;

Se mi coglie, sto contento!

Si capisce che allo sparo

TI vespaio andò in furori

Venner gli ufficiali fuori,

Cominciò la tarantella:

Resto lí la sentinella,

E, Martín.. dai battitori.

¿Entro quattro bajonette

Mi disteser sulla terra.

Mezzo nudo, ecco si sferra

Il Maggiore; e lí a gridare:

“Or ti mando a reclamare

Il salario sotto terra!”

Mi legaran mani e piedi

Spalancati a' quattro venti.

Non un “Ahi!” .m'usci dai denti

A quel grandinar di botte;

Ma a quel “gringo” quella notte

Mandai mille e più accidenti.

Io non so perché il governo

Fa venire alla frontiera

Questi “gringhi”; che ne spera?

Se non son buoni da niente!

TI governo certamente

Crede il “gringo” sia una fiera!

Servon solo a dar fastidio;

Ché non sanno né insellare

E né meno macellare;

E mi son talvolta accorto

Che né meno a un caval morto

Si volevano appressare.

Se la passan lor signori

'lutto il giorno ciarlottando

Tn panciolle, sino a quando

Vien con il rancio il soldato.

Oh! per quanto a delicato,

Sembran figli a re Fernando.

Se fa caldo, «sono stracci;

Se fa gel, dalli a tremare;

E si astengon dal fumare

Per non spendere il soldino;

Se ha una mozza un lor vicino,

Gia li vedi disputare.

E si abbioscian quando piove

Come can che senta i tuoni;

Che Diana! non son buoni

Che per viver tra l'ovatta;

Se una negra in lor s'imbatta

Fanno i santi... Che grulloni!

Per veder son come ciechi,

Non arrivano a capire;

Non c'é un sol che sappia dire,

Se qualcosa al largo ruzzola,

S'é un fantino, s'é uno struzzo

O un vitel che vuol fuggire.

Se a combattere van fuori,

Dopo molta messa in scena,

Si spauran da far pena

Ed ognun batte il trentuno;

E' lo stesso come se uno

' Desse al gatto uova per cena.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, El gaucho Martín Fierro (1872), canto V. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.