Il gaucho Martín Fierro · 1872 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Prima parte · 1872 · traduzione italiana

Canto XI

23 strofe · 131 versi nella traduzione · originale: 23 strofe, 138 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

E a me accade simigliante:

Se le mie non han valore,

Pur mi salgono dal cuore

Come una mandria festante.

Una pecora esce prima,

La seconda ecco s'affaccia,

Le altre seguono la tracci

Una spinge, un'altra sbuffa;

Saltan, calcian... ma la

La sfilata non impaccia.

Benché per la mia ignoranza

Lo spiegarmi mi da pena,

Se principio la novena,

Devi creder ciò che: conto,

Esce un verso e un altro pronto

Gia s'affaccia e va con-lena.

Dammi tutta l'attenzione,

Che ti narreró le pene

Di cui le viscere ho piene.

Perché in ogni circostanza

Paga il Gaucio l'ignoranza

Con il sangue delle vene.

Dopo quella mia disgrazia

Mi nascosi coi mici mali

Ne” fienili, dietro i pali,

Come bestia perseguita

Però, amico, tale vita

E! una vita d'animali.

Sono tante le miserie

Che ho dovuto attraversare,

Che con tutto il mio penare

E con tutto il mio dolore,

Penso che dovrò portare

Un gran callo qui nel cuore.

Così andavo, come uccello

Seppi un giorno per mio male

Che facevano allegria

Poco lungi, e all'osteria

Mossi in groppa all'animale.

Era la casa del ballo

Una capanna sfiancata.

Tanta gente v'era andata,

Che passavasi a spintoni.

Trova ognor male occasioni

meschin se ha un'ora grata.

lo calzavo mezze scarpe

Con le bozze pei geloni;

Mi ridussero i talloni

Con le creste come i galli:

Capirai le mie afflizioni

Al saper ch'erano calli!

Era incominciato il ballo

Con il chiasso del trescone

Ed io tra la confusione

M°ero raggomitolato;

Ma era il diavol capitato

E andò tutto a rotolone.

A suonare la chitarra

Cera un Gaucio sboccato;

Io non sono abituato

A patir come una bestia:

A nessuno dé molestia,

Ma rispondo se cercato.

Per ballare un “pericón”

Scelto aveo una forosetta;

Al vedermi, per disdetta

Mi conobbe luomo; e allora

Queste strofe tiró fuora,

Come a mettermi in burletta:

Io non dico tutte,

Ma certo alcune

Che all'uccel che vola

Strappan le piume,

E c'é chi presume

D'aver la dama;

Non dico che presume,

Ma se ne vanta

E lascia che i migliori

Scaldin la panca.”

Comè un lampo io scattai,

Diedi volta e gli gridai:

— “Smetti di cantare, gazza!l”

E d'un colpo, come mazza,

La chitarra gli spezzai.

Usci fuori a questo punto

Un “gringo” con il fucile.

Io non son mai stato vile

Né il timor mi vince mai:

Tolsi il poncio e lo Scagliai

Contro il lume del covile,

E gridai: “Non vappressate!”

E le donne spaventate

Dal vedersi sí all'oscuro,

Già strillavano — sicuro!

TA tra gli uomini mischiate.

Venne fuori per il primo

Il cantore e s'appressò;

Ma io sempre all'erta sto

Benché abbia un po' bevuto:

Al paese, conosciuto

Per temibil son per ciò.

Non poteva cascar meglio!

E pagó caro lo scotto:

Quando Croce beve un gotto

Vede ben come non mai;

E il cantore lo spacciai

Come fosse un passerotto.

Per prestare altrui soccorso

Han le donne mani sante;

Pel ferito sanguinante

Fecer come una barella:

Lo lasciai con le budella

E la trippa penzolante.

Su, a cavallo, e via pei campi,

Qual pensier ratto, al momento,

Come nube in ala al vento,

A cercar terra nel mondo:

Non ha nido il vagabondo,

Né capanna, in suo tormento.

“ Vano é opporsi a quel destino

Che ci ha il cielo decretato;

S'anco viva sconsolato,

Soffra chi nacque a soffrire:

Non può l'acqua in su salire,

Né capretti dà il castrato.

Per il Gaucio disgraziato

Non un solo ha compassione;

La minor colpa lo espone

A fuggir come un bandito;

Ma se falla un istruito”

Trova'ognor chi lo perdone.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, El gaucho Martín Fierro (1872), canto XI. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.