Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto VIII

18 strofe · 101 versi nella traduzione · originale: 17 strofe, 102 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Seppi più tardi da lei

La sua storia triste e vera:

Di selvaggi da una schiera

Fu il villaggio suo assalito:

Le ammazzarono il marito

E la trasser prigioniera.

In cosi duro servaggio

Da più di due anni stava;

Un figliol con sé portava

E il figliolo la seguiva.

La padrona l'aborriva,

La trattava come schiava.

Di fuggir volea tentare,

D'ogni speme essendo priva;

Se una donna sta captiva

Chi Pandrá mai a liberare?

E lí deve sottostare

Ai tormenti fin che viva.

La selvaggia era perversa;

Come la schiava arrivò,

Crudel, fiera si mostrò.

T/indio era de' valenti:

Un collare avea di denti

Di cristiani che ammazzó.

La mandava a lavorare

Trascinandosi il bambino,

Che gridava, poverino,

Nelle albali ore gelate,

Con i pié, le man legate

Come fosse un agnellino.

E dovea la poveretta

Far la legna e seminare,

E il bimbetto udia strillare;

Sino a che non terminava

La Cina non le lasciava

La mammella al figlio dare.

La facevan lavorare

Pur sott'altri; ed ella giva

D'ogni protezione priva.

Nessun giunge a imaginare

Tutto quel che dee penare

La cristiana s'é captiva.

Se il figliol prigione cresce,

Come la pietá non sentono

E a preghiere non s'arrendono,

Quando nón é questo é quello,

Lo barattano o lo vendono:

Un cristian per un vitello!

Quando nasce un figlio agli indii

Quel che fanno é strano assai,

Non l'avrei creduto mai:

Lo. fan crescere legato

A una tavola; e dai, dai,

N'esce col capo schiacciato.

Benché questo sembri strano,

Non c'é dubbio, il fatto é sodo;

Quella gente é fatta in modo,

Nella sua rude ignoranza,

Da stimar somma eleganza

Una testa fatta a chiodo.

Alla Cina sí malvagia'

Era morta una sorella

E accusò la poverella

Di avergliela stregata.

Che poteva opporre 'a quella

Grave accusa scellerata?

Lindio la trascinò al campo,

Minacció la sciagurata:

Non si fosse confessata

Ch'era stata la cagione

Della morte, col bastone

Li per lí l'avria accoppata.

Piange la povera afflitta;

Ma quell'indio, in suo rigore,

Le strappó con gran furore

Il figliolo dalle braccia;

Una staffilata in faccia

La fa urlare di dolore.

Quel selvaggio sí crudele

A picchiar più e più seguía;

S'infuriava più via via

Quanto più la castigava;

L'infelice riparava

Le percosse come sia.

L'indio le gridò furioso:

Confesar volere no”?

Con un pugno l'atterrò,

E a colmar la sua sciagura

La sua tenera creatura

A” suoi piedi le sgozzó.

— E incredibil, — mi diceva,

Che ferocia tale esista:

Madre c'é che a ciò resista?

Pure, quell'indio inclemente

Perpetrò tranquillamente

Quel delitto alla mia vista!

I delitti sí tremendi

Non li pensó mai il cristiano,

— Mi dicea con molle ciglio

Mi legò mano con mano

Coi budelli di mio figlio.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto VIII. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.