Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XXX

107 strofe · 613 versi nella traduzione · originale: 104 strofe, 606 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Mentre 'accordi lo strumento,

Mentre il tono stai a cercare,

Io pur debbo pensare

D'esser pronto alla parata:

Chi la palma m'ha a strappare

Non l'avrà certo rubata.

Dunque, attenda l'uditorio

E si chetino i ciarloni;

Spero che ognúun mi perdoni

Qualche error: perch'é evidente

Che non sbaglia mai in niente

Sol chi non ha tentazioni.

Un cantor tengon per buono

Quando val pit de? peggiori;

Ma, senz'esser dei migliori,

“Se si vengono a incontrare

E' dovere dei cantori

Ogni sfida di accettare.

Quando giunga l'occasione

T'uom si deve misurare

E non deve ricusare

Di mostrar quello che sa;

Molti han la vanità

Di volersi far pregare.

Da ragazzo fui cantore,

Ció lo sanno al colle e al piano;

Ma il destin perfido, strano

Mi perseguita instancato;

Io da quel tempo lontano

Sol i miei pianti ho cantato

Io quegli anni fortunati

Cercheró di rammentare;

Vedró se potró scordare

Un sí triste mutamento.

Chi ode rimarrá contento.

— Tempra, che dovrem cantare.

“Tempra, e canteremo insieme;

Il vegliar più forti rende;

T'uditorio qui ci attende:

Se tu in questo sei concorde,

Noi farem gemer le corde

Finché il giorno non s'accende.

E il cantor che si presenti,

Abbia o non abbia il compare,

Non mi vedrà tentennare

Benché il suo saper sia molto:

Andrem per lo stesso folto

Dalla sera all'albeggiare.

Seguirem poi, se hai piacere,

Sin che il giorno vada via;

E' una costumanza mia

Di cantar l'intera notté.

Una volta erano frotte

I cantor di fantasia.

Se qualcuno non ardisce

Di seguir la 'carovana,

O cantando non dipana

La matassa, glielo dico:

Gli convien suonare un fico

O tentar corde di lana.

Il Nero

Io non son, miei signori,

Che di ST un umil suonatore;

Sia lodato il Signore,

Che mi dá Poccasion de misurarmi

Con tin bravo cantore,

Tl qual potrà così sperimentarmi.

Qualche cosa di bianco c'é in me pure,

Sono bianchi i miei denti,

Senza fare con ciò brutte figure:

Color che vanno sul sentiero altrui

Debbon esser prudenti.

Mia madre ebbe dieci figli; i primi

Nove usciron normali;

E forse perciò l'ali

Stese su me la Podestà divina:

Nelle uova di gallina

Uno é pifi grosso e nove sono eguali.

Ha molto affetto in cuore

Il nero, eppur di ció non mena vanto;

Nulla c'é che somigli

Alla sua tenerezza ed al suo amore;

Egli é come l'angel del dolce canto,

Che sotto l'ala fa crescere i figli.

Libero vissi ognor, di lido in lido

Senza padroni andai,

Volando ognor cosi con l'ali tese,

Augello senza nido:

Quel che so me lo apprese

Un buon frate che in mio cammin

a (trovai.

lo so, come ognun sa,

Perché nel cielo rimbombino i tuoni

E conosco il perché delle stagioni,

Il perché dell'inverno e 'dell'està,

So donde l'acqua muova

Quando dal cielo cade giù la piova.

E so pur ciò che si nasconde in terra,

Anche nel suo profondo sen scendendo;

So dove Por si trova,;

Dove il ferro si trova

E so dove, ruggendo,

Sta il vulcano che fiamme e lave sferra,

So quel che vive nel fondo del mare,

Dove nacquero i bei pesci guizzanti;

Perché cresca la pianta d'anno in anno

E perché i venti fischino al passare.

Molte cose che i bianchi non le sanno

T/umile nero le volle imparare.

Son rude quando un rude mi é davanti

«Ma son mite con chi mi sa trattare;

Non s'annoierá troppo

Chi m'invita a cantare:

Per giudicare un zoppo

Non c'é come vederlo camminare,

Venuto qui tra voi

A portare il mio canto,

Chiedo perdon d'aver_osato tanto;

Se dovessi cadere in qualche errore,

Scusate prima, e riflettete poi

Che ad ogni error si trova error mag

Di ciò che il cantor umile dirà

Ognun può qualche cosa approfittare;

Lo si deve ascoltare

Pur se nero di pelle sia chi canti:

Apprendon gl'ignoranti,

Ma apprende ancor di piti quegli che sa.

Anche dietro una fronte la pit nera

Ferve la vita ed un pensiero brilla;

Ascoltatemi dunque con tranquilla

Mente e il giudizio poi non sia severo;

Anche nel ciel piú nero

C'é un astro che scintilla,

Se vuoi risposta quello che domandi;

E se il parlare mio t'appaia fosco,

Non scordare ch'é molto se conosco

Una o quand'é rotonda.

Ah! se tanto saggio sei,

Non temer da parte mia;

Ma poiché hai gia preso via

Ed hai pronto lo strumento,

Devi dirmi sul momento

Quale il canto del ciel sia.

Il Nero

Narran che del mio colore

Fece Dio l'uomo primiero;

Nondimeno il bianco, altero

Anche se n'ha cortesia,

Pur di dargli un nome oblia

E lo chiama solo Nero.

Nero é il diavol per i bianchi,

Per i neri ha bianca faccia;

Bianco o nero, non dispiaccia,

Noù é contro né in favore,

Perché gli uomini il Signore

Bianchi o neri tutti abbraccia.

E premessa l'avvertenza

Che a proposito venia,

Vedrò se la scienza mia,

Benché scarsa sia, potrà

Dir con tutta chiarità

Qual del cielo il canto sia.

Piange il cielo, 'canta il cielo

Anche quando tutto tace:

Piange il ciel con la rugiada,

Canta quando fischia il vento;

Canta quando vien la piova,

Canta quando mugge il tuono.

Martin Fiero

Dio faceva il bianco e il nero,

Senza dire: — Ecco i migliori

Dava lor pari dolori

E una croce a tutti dava;

Ma la luce anche creava

Per distinguere i colori.

E perció nessun s'adonti,

Niun si vuol qui molestare:

E° dovere a tutti dare

TI nome onde ognun si chiama,

Ma a nessuno toglie fama

Ciò che non poté evitare,

Ed a me piace il cantore

Che né si turba né erra;

E se il tuo saper rinserra

Quel del saggio più profondo,

Dimmi tu quale, nel mondo,:

E' il canto della terra

Poca cosa é il mio pensiero

E la mia ragione é blanda;

Ma rispondo alla domanda,

L'ignoranza non mi arretra:

Da scintille anche la pietra

Se l'acciar glielo comanda.

E ti darò una risposta

Qual poss'io che non so tanto:

Della terra fanno il canto

Delle madri il gran dolore,

Il singhiozzo di chi muore,

E di quei che nasce, il pianto.

Ben m'accorgo, Nero, che hai

L'idea pronta e le parole:

Sei valente, e non mi duole

Lo sgargiar de' tuoi colori:

Tra gli uccelli cantatori

Solo il maschio cantar suole.

E poiché venisti al mondo

Con il dono di cantare,

Non ti devi conturbare;

Molto'o poco, sii qual sei;

Ma spiegarmi ora mi dei

Quale sia l' canto del mare.

Il Nero

Niun gli augelli cantatori

Imitar certo pretende;

Di un regal che d'altri scende

Non si dee nessun vantare;

Può la gazza sillabare,

Ma sol la femina apprende.

Dammi aiuto, ingegno mio,.

Per guadagnar questa posta:

Il risponder molto costa,

Pure, voglio guadagnare

E vo' dirti per risposta

Quale sia 1 canto del mare.

Quando rugge la tormenta,

Il mar, che tutto rinserra,

Canta in modo tal che atterra,

Come se 'l mondo tremasse,

Quasi il mar si lamentasse

Che lo soffoca la terra,

Tutto quanto il tuo sapere

Mostrar devi adesso a me;

Vincerai soltanto se

Ti tien mano qualche santo:

Ha la notte un proprio canto;

Devi dirmi tu qual'e.

Il Nero

— 'Trotta pian, che ci son sassi

Disse a un bravo un uom prudente.

Ti rispondo umilmente

Che per canto la notte ha

Quel frastuono che uno sente

Ma di dove vien non sa.

Son reconditi misteri

Che la tenebra nasconde,

Ed é Peco che risponde

A chi grida il suo tormento,

Come infinito lamento

Sorto su chi sa mai donde.

Solo il Sol l'ombra penetra,

Solo lui all'ombra s'impone.

Vengon d'ogni direzione

Suoni incerti, or lieti or forti:

Son le anime dei morti

Che ci chiedono orazione.

Per le tue risposte, o Nero,

Ti decreto la menzione;

Hai davver disposizione

Ed inoltre molto sai,

Anche alle ombre valor dai

In ciascuna spiegazione.

Ed il suo dovere compie

Chi é leal nel dare il merto.

Ciò premesso, ora t'avverto

Che dobbiam seguir cantando,

A Dio l'anima lasciando

Di chi il mondo ha già diserto.

E il consiglio del prudente

Non é mai soverchio avere;

Sobria si dee mantenere

La parola del cantore:

Io vorrei da te sapere

Di dove nasce l'amore.

Il Nero

A domanda tanto oscura

Il rispondere é un piacere,

Benché sia troppo volere

Tanta da un nero baldanza;

Ma sapersi in ignoranza

I più scabri temi hai eletto,

Ama l'augello nell'aria

Che attraversa tutto solo;

E se al fine del suo volo

Va a posarsi su una rama,

Col suo canto allegro chiama

La compagna giù nel suolo.

Ama il tigre nel suo covo, du:

Dove é re, dov'é signore;

Di lí lancia con furore

Spaventose grida altere;

Ché non cantano le fiere,

Ma bramiscono d'amore.

Ama nel fondo del mare

Il pesce dal bel colore.;

Ama l'uomo con ardore,

Ama tutto ció ch'é vivo:

E' la vita divin rivo,

Dove c'é vita c'é amore,

Bravo Nero! mi sodisfa

Il tuo modo di spiegare;

T'incomincio a rispettare

Benché risi pria di te,

E ti voglio dimandare:

Che é la legge? dí: che é?

Il Nero

Ci son molte cose dotte

Ch'io non posso decifrare;

Da che appresi ad ignorare

lo di nulla mi sorprendo;

Ma che non mi burli intendo

Quei che m'invita a cantare.

Io non son cantore bravo,

La sapienza mia é un po” sciocca,

Pure, se cantar mi tocca Lt

Mi difendo di gran cuore;

Perch'io son come un liquore:

Servo se s'apre la bocca.

Poiché scegli a tuo piacere,

Non perció triste mi metto;

Ogni pianta da i suoi frutti.

Dicon; “La legge é per tutti”,

Ma la soffre il poveretto.

E' la legge ragnatela,

Anche se il contrario opini.

Non la tema chi ha quattrini -

Né colui che spende e spande:

Se irretisce i moscherini

Fa passar l'insetto grande.

La legge é come la pioggia:

Oggi é forte, diman lenta;

Chi la prende si lamenta;

Ma mi dice il mio cervello

Che lo stesso é del coltello:

Non ferisce chi lo avventa.

Le hanno messo nome spada

Ed il nome/le conviene:

Vede quegli che la tiene

Se'colpir dee meno o più:

Pur che tagli per Pingiú,

Come taglia, taglia bene.

Si, ci son molti dottori,

E la scienza lor saluto;

Ma chi é nero ha forte il fiuto

E benché poco ne intendo,

Tutti i giorni sto vedendo

Che é... la legge dell'imbuto.

Torno a dirti, o cantor nero,

Che la tua forza ho capita;

Pro facesti della vita

E di ciò m'allegro, vedi;

Son sicuro che: possiedi

Capital per la partita.

Ti ritorno quindi a dire

Quel che dirti é lealtà,

Sa onorar la verità

Chi la strada al vero sgombra:

Tú, di fuori sei tutt'ombra,

Dentro, hai molta chiarità.

Non si dovrà dir giammai

Che abusai di tua pazienza;

Ed in giusta rispondenza,

Se hai qualcosa a dimandare,

Puoi al momento incominciare,

Te ne do ampia licenza.

Il Nero

Non legarti, lingua mia,

Non ti devi ora turbare:

Erra ognun pria d'accertare;

Pur avendo tal difetto,

Chi sul mar va per diletto

Non deve temere il mare.

Ti faró qualche domanda

Perché il tuo parlar m'invita;

Avrài vinto la partita

Se mi dai nota sicura

Circa il tempo, la misura,

Peso e quantità compita.

E sará tua la vittoria

Te lo debbo dichiarare

Se ben chiar saprai parlare.

Chiaro e non sorprenda alcuno:

Sino a questo di, nessuno

Me lo seppe mai spiegare.

Vo' saper, perché lo ignoro

E ne' miei libri non sta;

La risposta tua potrà

essermi di buon governo:

A qual fine Iddio l'Eterno

Inventò la quantità?

Nero, vai troppo di fretta,

Como falco al nido 'spinto.

Vedo: molta scienza hai attinto,

Forte io pur son, nol nascondo:

Or vedrem se ti rispondo

E se ti dichiari vinto.

Uno é il sole ed uno é il mondo,

Sola ed única é la luna;

Dio, tu devi saper questo,

Non fe' quantitá nessuna;

Il Signor, come a me pare,

L'unità volle creare;

Creó l'uomo tutto il resto

Dopo che imparò a contare.

Il Nero

Vedrem se ad altra domanda

Tu risposta potrai dare:

Dio, che ci volle creare,

Lo saprà sicuramente,

Ma io ignoro qual movente

La misura ebbe a formare.

E tu ascolta attentamente

Quel che ora ti dirò:

La misura la inventò

L'uomo, e gli dovea giovare;

Ne' ti dei meravigliare,

Perché é facil pensar ció:

Dio dovea sol misurare

Quella vita ch'Ei creó.

Se non falla il tuo sapere

Ti proclamo vincitore;

Chi vuol farla da cantore

Deé saper ció che tu sai:

E ora, spero, mi dirai

Qual del peso sia il valore.

Serba Dio tra i suoi segreti

Ciò che tal segreto serra,

E dispose che cascare

Ogni grave debba in terra;

Per quel ch'io posso pensare,

Poi che sonvi i beni e i mali,

Fece il peso per pesare

I peccati dei mortali.

Il Nero

Se a quest'altra mi rispondi

Púoi tenerti vincitore:

La diritta do al migliore;

Sul momento spiega a me:

Quando il tempo fe', perché

Lo divise il Creatore?

Nero, ascolta ora il mio dire

Benché poca abbia importanza;

il tempo é solo tardanza

Di ció che sta per venire,

Non c'é punto da cui parta

E giammai concluderà.

Tempo é cerchio ben saldato,

Ed é cerchio eternità;

E se l'uomo lo divide,

la ragione, io penso, é questa:

Per saper quanto ha vissuto,

Quanta vita ancor gli resta.

Ti ho già dato le risposte,

Ma non vinco se l'impatto;

Se oltre auelle che hai già fatto

hai qualche domanda obliato,

io son sempre preparato

A levarti i dubbi ratto.

Non procedo con superbia

E nemmeno con jattanza;

L'uomo deve aver costanza

Ouand'é l'ora di lottare.

Ora t'invito a cantare

Sopra i campi qualche stanza.

Dunque, Nero, tira fuori

quel che sai di piane e serre,

Del bestiame e delle terre;

M'hai da dir qual opra imprende

T'uom che dal tempo dipende

In quei mesi che hanno Perre.

Il Nero

Mai dell'ignoranza altrui

Nessun si deve abusare;

Benché mi possa spezzare

Chi mi supera nell'arte,

Io non vo in nessuna parte

Per lasciarmi bastonare.

Ho gia detto che in lettura

non compresi mai una iota;

Se perdei, non sono idiota,

Non si umilia mai chi falla;

E di questo prendi nota:

Con me non si gioca a palla.

Già si sa che il meno svelto

Perdere deve alla carriera;

E la stessa cosa é vera

Quando in concorrenza sono

Un cantor di mezzo tono

E un cantor di voce intera.

Non vedeste in mezzo a un campo

Uomo sperso e derelitto

Aggirarsi tutto afflitto

Non sapendo dove andare?

Cosi suole capitare

al cantor che fu scoflitto.

Si lamenta anche una pianta

Quando il turbin la percote;”

E sio getto queste note

Damas ció consiste

Nel saper che ha notte triste

Fon ché. vincere non puote.

E da eo dí in avanti,

Chiamo il cielo a testimone,

E dichiaro alle persone

Che se mai l'estro mi chiama

Non canteró per la fama,

Ma per mia consolazione.

Vive sempre disperando

Quei che nulla ha da sperare;

In ció che non dee durare

T'uoni non pone mai il suo affetto:

T/'allegria ad un poveretto

Un dolor suole annunciare.

Questo triste disinganno

Finché vivo avró presente,

Consolarmi non val niente;

So che il volo ho troppo alzato:

Chi pel cielo non é nato

Alza gli occhi inutilmente.

Ed or prego gli auditori

Mi permettano di dire

Che se qui volli venire

Non fu solo per cantare;

Altra meta ho da toccare,

Ho un dovere da compire.

Giá sapete che mia madre

Diede al mondo dieci figli:

Crebber essi tra i perigli,

Manca il primo, il più affettuoso,

Egli cadde tra gli artigli

Di un malevolo rissoso.

E come nove orfanelli

Noi d'allora rimanemmo

E d'allora lo piangemmo:

Nulla più ci consolo;

L'uomo che ce lo ammazzo

Incontrar mai non potemmo.

E che in pace dorman l'ossa

Del fratel buono perduto!

Io non sono qui venuto”

A turbarle; ma se il caso

Si presenta, son persuaso

Che a ognun Dio darà il dovuto.

Se altra volta c'incontriamo,

Noi potremo completare

E concluder queste gare;

Canterem, se sei contento,

Sulla morte che suol dare

A' suoi simili il violento.

E qui giunto, miei signori,

Dirò, prima d'andar via,

Che son vivi tuttavia

I fratelli del defunto;

Non dimenticano punto:

Una morte non s'oblia.

E' un mistero sí profondo

Quanto sta per accadere,

Che non sono del parere

D'impancarmi ad indovino:

Quello chie vorrà il destino,

Poi l'avranno da sapere.

Alla fin serrasti il becco,

Dopo tutto il gran ciarlare!

Cominciavo ad imaginare,

Dalla posa, tanto tesa,

Che covavi una»sorpresa

Che non volevi svelare.

Poiché giá ci conosciamo,

Basti la conversazione;

Per trovar nuova occasione

Non ti dei molto affrettare.

Vedo già: va a cominciare

Altro gener di funzione.

Non so quello che verrà,

Neppur io sono indovino;

Ma tranquillo il mio cammino

Sino in fondo ho da seguire:

Tutti debbono compire

I decreti del destino.

Così va! Prima al confine

Per un giudice cattivo,

Poi tra gli indii fuggitivo,

Or, per mantenermi allegro,

Gli anni ultimi che vivo

Vuol turbarmi questo negro.

Dieci figli ebbe la madre,

E ció tutte non san fare,

E talvolta si può dare

che i dieci salgan buoni:

La colomba fa i piccioni

Che al vederli un solo pare

D'uomo di colore oscuro

Necessario é diffidare;

Quando giunge a S'adirare

Gli si desta odio nel petto

E, com'ogni ragno infetto,

Sempre pronto a pizzicare.

Conosciuto ho quasi tutti

Questi negri lottatori;

Ce n'eran superiori

Di fattezze e facoltà.

Vi farò un giorno, chissà?

una storia dei migliori.

Ma deve tirar ciascuno

Sotto il giogo cui é legato.

Non ho mai liti cercato,

a rissar piacer non sento;

Ma né delle ombre pavento,

Né spavento l'uomo irato.

E c'é ancor da sfare un nodo.

Vedo: ben che non c'é modo

Di riuscire a liberarsi;

Questo é ciò che suol chiamarsi

Il ribattere a uno il chiodo.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XXX. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.