Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XI

25 strofe · 147 versi nella traduzione · originale: 1 strofe, 150 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Ora, mentre io bevo un goccio

Per bagnarmi un po' la gola,

Mentre il mio ragazzo intona

E prepara il suo strumento,

Io vi conterò in qual modo

Ebbe luogo quell'incontro.

In tanti anni, supponendo,

Tutto si fosse appianato;

Ma ciò che potei sapere

Fu che tutto era qual prima.

Così continuai girando

Mogio mogio, senza chiasso,

Perché non mi conveniva

Ridestare quel vespaio;

Poiché voi certo sapete

Che nei conti col governo,

presto o tardi uno é chiamato,

Se é povero, a pagare.

Ma alla fine ebbi la sorte

Di trovare un vecchio amico

Che di tutto m'informó;

E cosi potei sapere

Ch'era morto da gran tempo

Il giudice mio nemico.

Per sua colpa ho io passato

Ben dieci anni di dolori;

E non son pochi dieci anni

Per chi già si sente vecchio

Ed io li passai cosi,

Se non sbaglio i conti miei:

Per tre anni alla frontiera,

Poi, due anni vagabondo,

Altri cinque in mezzo agl'Indii,

E fan dieci, se ben conto.

Poi mi disse quell'amico

Di andar senza diffidenza,

Perché tutto era tranquillo;

Non mi perseguia il governo

E nessun'si ricordava

Della morte di quel negro;

Benché, a dirla, se l'uccisi

Molta colpa fu pur sua:

Fuí un po” troppo imprudente,

Ciò può esser, lo confesso;

Ma fu lui che mi ci spinse

Perché fu primo a ferirmi,

E mi ferí sulla faccia,

Che é una cosa molto seria.

Mi accertò lo stesso amico

Che scomparso era il ricordo

Di colui che all'osteria

Lo lasciai, col ventre aperto.

Egli, irato, mi cercò:

Io non ho nessuna colpa.

Egli venne a provocarmi

E m'avrebbe certo ucciso

S'io mi fido un poco pit

O se sono meno svelto:

Fu la colpa tutta sua,

Dunque, perché provocò.

E che più non si parlava,

M'accertò proprio l'amico,

Del di che con la pattuglia

Quel mattino mi scontrai.

Quella volta io mi difesi

Come era mio diritto;

Perché venner per pigliarmi

Ch'era notte, e iti campo aperto;

Mi si fecer presso armati,

Senza dirmi: “Sei in arresto”;

Minacciaronmi, gridando

Tn un modo spaventoso,

Che mi avrian saldato il conto,

E mi dieron del ladrone;

Né era il capo che parlava,

Ma un qualunque tra di loro:

Questo, a me sembra, non

Modo d'aggiustar le cose

Né con l'uomo ch'é innocente

E né meno con chi é in colpa.

Dopo simili notizie

Io divenni assai contento

Ed andai per tutti i luoghi

Come ognuno lo può fare:

Dei mici figli ne ho trovati

Due soltanto insino ad oggi,

E di tal felice incontro

Sia lodato ognora il cielo.

Jo con quanti m'incontrava

Domandavo dei miei figli

Ma nessun sapeva dirmi

Dove fosser capitati.

Per un caso, l'altro giorno

Potei avere la notizia

D'una gran corsa che c'era

Tra parecchi possidenti.

Io ci andai come tanti altri,

Benché non avessi un soldo.

Non mancava, si capisce,

In quella folla di gauci,

Molti che già conoscevano

E li verano i mici figli

Che i cavalli custodivano.

Quando udiron nominarmi

Presso me subito vennero

TF mi disser l'esser loro.

Benché non mi riconobbero.

Che ero molto inselvaggito

E parevo lor ben vecchio.

Ta faccenda degli abbracci,

Delle lacrime e dei baci

Ta si lascia per le donne

Che ner ció son fatte apposta.

T'uomo invece, che comprende

Che più o men cosí fan tutti,

Canta e balla avanti agli altri,

Piange ed ama in suo segreto.

Quello che essi mi han narrato

E” che la mia moglie é morta;

Che cercando un suo ragazzo

La infelice andò al paese

Dove infinite miserie

Senza dubbio avrà sofferto;

In un ospedale alfine

Cadde ch'era moribonda

E in quell'abisso di mali

Mori dopo poco tempo.

Di tal perdita, vi giuro,

Non mi consoleró mai;

Molte lagrime versai

Dacché seppi l'accaduto

Ma lasciam le cose tristi,

Benché liete io non ce n'abbia.

Sto vedendo che il ragazzo

A cantare é già disposto.

Vedrem quello che sa fare,

Giudicar potremo dopo.

Ancor non:li conoscete,

lo, però, confido in loro:

Non perché sian del mio sangue,

Che sarebbe ció lo meno;

Ma perché sin da bambini

Son cresciuti su soffrendo.

Tutti e due son dilettanti

Ti. si sa, pieni d'ardore.

Or vedrem se corron bene:

Storpi son... figli di zoppo.

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XI. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.