Il ritorno di Martín Fierro · 1879 · Traduzione di Folco Testena (1919)

Seconda parte · 1879 · traduzione italiana

Canto XIX

27 strofe · 155 versi nella traduzione · originale: 26 strofe, 158 versi

Trascrizione in revisione. Il testo è stato letto con OCR dal facsimile dell’edizione del 1919 e non è ancora stato collazionato verso per verso: possono esserci refusi o versi mancanti. Fa fede l’immagine della pagina.

Feci un po' il comodo mio

Come chi non ha signore.

Forse quello fu il migliore

Tempo ch'abbia io mai passato:

Per timor d'altro tutore

Non tornai dal Magistrato.

Avrò cura, m'avea detto,

Di ciò ch'é tua proprietà;

Tutto si conserverà,

I vaccini ed i lanuti,

Fin che i trenta avrai compiuti

E sarai maggior d'età.

E aspettando che giungesse

Quella mia maggiore età,

Vagolai di qua e di lá

Povero come un ramarro,

Men cattivo che bizzarro,

Foglia che col vento va.

Mi feci uomo in tal maniera,

Sotto il più duro rigore.

Ma alfin vittima cascai

Del più sciagurato amore.

Più d'ogni altra alternativa

Quella fu che m'ha abbattuto;

Infelice e senza aiuto

Giunsi all'estremo delirio:

Mi causava quel martirio

D'una vedova il rifiuto.

Si lamenta a volte l'uomo

Senza averne il fondamento

Ed accusa a suo talento

Quella che il mal gli occasiona;

E, fors'é la sua persona

Priva d'ogni allettamento.

Mentre io di più soffrivo

La crudezza del destino

E chiedevo al ciel divino

La mia pena d'alleviare,

Sentii dir che un indovino

Quel dolor sapea curare.

Ebbi scrupoli e timori,

Ma alla fine m'adattai;

Feci cuore e me n'andai

Dove l'indovino stava;

Per veder se mi curava,

Quel che avevo. gli donai.

Mi sentii come avvampare

E più m'ebbi a spaventare

Quando disse l'eremita:

“Fratel caro, la tua vita

Son riusciti di stregare.

Forse a toglierti di mezzo

Te Pavran voluta fare.”

Poi mi fé solleticare

Da una piuma e, sottovoce,

Poi mi disse: “lo dalla Croce

Ebbi il dono di curare.

Devi maledire, disse,

Tutte, tutte le persone:

Scoprirem cosi il birbone

Che ti dié il mal che sopporti;

Ma sia la maledizione

Contro i vivi e contro 'i morti.”

Della vedova su un drappo

Mi dovevo inginocchiare,

Far di una ruta un altare

E li dir le mie orazioni;

E dicea: “Non dubitare,

Ciò guarisce le passioni.”

Alla vedova un grembiale

Con scaltrezza le rubai,

Poi quella pianta cercai

« E pregai, braccia incrociate;

Ma con questo, non crediate

Che dal mal mi liberai.

Mi prescrisse un'altra volta

Di mangiare cardo in erba,

Strano che ci sia chi serba

Contro le streghe tal uso;

Pure mi sdraiai in quell'erba

Ad insanguinarmi il muso.

E che tutti quei rimedi

Mi giovassero sembrava;

A momenti” s'alleviava

Qualche poco il mio penare;

Ma la vedova, al passare,

La passione ridestava.

Consultai una volta ancora

L'indovin straordinario;

Prima prese il suo salario,

Volle poi che ciò facessi:

Che tre grilli m'appendessi

Infilzati qual rosario.

Ed infin, l'ultima volta

Che l'andiedi a visitare,

Disse: “Il mio poter — ti pare!

Non ha perso la virtù,

E voglio che possa tu

Sulla vedova trionfare.

Abbi fede nel rimedio,

Che la scienza tutto puole;

Queste cose senza sole

E in segreto vanno fatte:

Taglía a un negro tre braciole

E bollir falle nel latte.”

Io gia molto diffidavo:

Dissi: “S'ha da far finita;

Ciò non toglie alla mia vita

La passion che mi trascina:

Ebben, viva la gallina

Anche s'abbia la pepita.”

Così mi lasciavo andare;

Finché, in certa occasione,

Mi fe? il parroco un sermone,

Per curarmi, indubbiamente;

Disse che la passione

Era una sua penitente.

Mi disse queste parole

E non le ho scordate punto:

“Saper devi che il defunto

Le ordinò nel testamento

Che star vedova doveva;

Ella fece il giuramento

Mentre egli ancor viveva;

E così mori contento.

Necessario é che lo compia

Per la legge di Gesú,

Necessario anche é che tu

Non la torni a molestare;

Che se avesse lei a mancare,

C'è l'inferno, sai, laggiú.”

Dopo tale avvertimento

Mi sentii vinto a modino,

Guardai l'ugne al mio ronzino

E la vedova piantai;

Fu così che 'mi curai.

Se aspettavo l'indovino!...

Poi riseppi da un amico

Che al Giudice il curato

Disse clero scriteriato,;

Che ero, insomma, tun.malo arnese:

Mi scacciasser dal paese,

Dove avevo fastidiato.

Forse fu per tal consiglio,

Senza una causa vera

(Poiché causa non c'era),

Mi acciuffaron di repente;

E col primo contingente

Fui mandato alla frontiera.

Il capriccio m'é passato;

Vivo sempre disperato;

Un di questi di vo” ire

Dal Giudice, a farmi dire

Del mio gregge che n'é stato.

Entro tutta quella gente

La numerazione di strofe e versi è quella della traduzione e non coincide con quella dell’originale spagnolo.

José Hernández, La vuelta de Martín Fierro (1879), canto XIX. Traduzione di Folco Testena, Buenos Aires, edizione della rivista «Nosotros», 1919. Pubblico dominio. Esemplare digitalizzato: Ibero-Amerikanisches Institut, Berlino.